With the lights out (9 di 25)

Quindici anni fa Kurt Cobain decideva di farsi saltare la faccia con un fucile. Aveva già fatto le prove a Roma qualche settimana prima, ma con farmaci e alcol. Tornato a casa, ha scelto un metodo più sicuro ed è andata come è andata.
Si poteva scegliere una canzone meno sputtanata per ricordarlo? Aye, sir.
Aneurysm, per dire (vi ho mai raccontato di quella volta che non avevo ancora mai ascoltato incesticide, avevo 17 anni e volevo scrivere un riff “alla Nirvana” e mi è venuta fuori la stessa sequenza di accordi che apre quella canzone, come avrei scoperto un paio di settimane dopo?).
Però ne approfitto per proseguire la mia inutile sequenza di 25 canzoni per spiegare agli alieni che cosa è il rock, ferma da più di un anno.
E per dire che quello di Smells like teen spirit è l’unico attacco di chitarra, assieme a quello di Satisfaction, che ha il potere di incarnare univocamente un’epoca. Suoni le cinque note di Satisfaction e hai evocato gli anni sessanta, la Swinging London, l’Union Jack, la minigonna, i bus a due piani. Un potere evocativo concentrato in un fatto musicale così minuscolo, i Fab Four se lo sognano.
I quattro accordi su cui è costruita Smells sono la campanella d’inizio degli anni novanta. Quel trasandato “chuga chuga” nelle transizioni tra un accordo e l’altro, con quel suono così meravigliosamente Fender, è davvero il suono di un’epoca che inizia. Non è solo l’introduzione a una canzone, ma a tutti gli anni novanta.
Entra la batteria di Dave Grohl, forse il controtempo più famoso della storia del rock, e l’hair metal si dissolve nel nulla. Nella terra desolata della strofa, basso distorto e due note di chitarra che sembrano campane in lontanza si perde la patina fighetta del decennio precedente. Nessuno capisce bene che cosa diavolo dica Cobain nel ritornello (ma anche nella strofa: alcuni capirono “load up in drugs and kill your friends”) e anche una volta che lo capiscono, non è che abbia molto senso; però il modo in cui lo dice è puro distillato di “teenage angst”. E’ il trionfo dell’aspetto comunicativo sul contenuto: chi deve capire, capisce. Arrivati all’assolo, un lamento che il flanger rende distante e alieno, puoi già sentire i primi grossi telefoni cellulari dei dirigenti delle case discografiche che squillano, i talent scout mandati in giro a tirare fuori dalle cantine e dai locali “alternative” quanti più musicisti di Seattle possibile.
Ma tutto questo, appunto, se tendete le orecchie, lo sentite benissimo anche solo nei primi accordi.

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3 commenti

  1. playmaker67

     /  aprile 6, 2009

    L’air metal…Nirvana insegnano…anzi insegnavano.

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  2. anonimo

     /  aprile 6, 2009

    bellissimo post… uno dei migliori che hai scritto 🙂
    Barbara (Bacchilega)

    Rispondi
  3. scott.ronson

     /  aprile 7, 2009

    Denghiu. 🙂

    Rispondi

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