I libri di Marzo

I libri letti nel mese scorso. Ho evidenziato quello che mi è piaciuto di più.

La canzone di Susannah – Stephen King (Sperling & Kupfer)
Penultimo espisodio per la saga della Torre Nera, nel quale le cose prendono una piega meta-letteraria per ora ben gestita ma che potrebbe benissimo svaccare nell’episodio conclusivo. King sembra avere le idee molto chiare su dove andare a parare, però. Vedremo.

Sway – Zachary Lazar (Vintage)
Per fortuna l’ho preso in inglese, spendendo molto meno di quanto non avrei fatto con l’edizione Einaudi. Dico per fortuna perché se sulla carta l’idea era interessante (mettere in collegamento le vicende dei Rolling Stones e della Family di Manson attraverso Kenneth Anger e Bobby Beausoleil), il risultato è sostanzialmente deludente e piuttosto confuso. Restano delle belle pagine in cui Lazar si dimostra molto bravo a descrivere la musica (cosa non semplice) e poco altro. Bof.

La ragazza dei miei sogni – Francesco Dimitri (Gargoyle)
Comincia un po’ in sordina: in parte perché la scrittura migliora solo da metà libro in poi e in parte perché la storia comincia come un classico romanzo "generazionale" (giovane incompreso, un po’ frustrato, con le sue pene d’amore). Poi le cose iniziano a farsi più torbide e movimentate e il romanzo prende tutta un’altra piega. Non è un capolavoro, ma è piacevole. Dagon (che ritornerà anche in Pan) è un personaggio meravglioso.

Il cretino in sintesi – Fruttero & Lucentini (Mondadori)
Raccolta di articoli e raccontini ispirati al costume contemporaneo. Dico contemporaneo perché nonostante si tratti di testi risalenti in parte a trent’anni fa, sono sempre attualissimi. Spettacolare la polemica su un testo sulla Pasqua apparso sulla Stampa, raccontata a ritroso, vale a dire partendo dalle lettere di protesta e dalle repliche e tenendo per ultimo il pezzo inciriminato che, rispetto alla levata di scudi, è davvero poca cosa.

È stato un attimo – Sandrone Dazeri (Mondadori)
In vacanza dal Gorilla, Dazieri si dedica a una storia che in qualche modo mantiene i temi della sua serie principale (la labilità dell’identità, la critica alla società, il crimine come motore di tutto) ma che li reincarna in una storia dal sapore diverso, quella di un piccolo spacciatore di cocaina che dopo una botta in testa nei primi anni novanta si risveglia "oggi" che è un affermato e ricco pubblicitario, probabilmente implicato in un omicidio. Seguono tutta una serie di situazioni tendenzialmente grottesche e piuttosto divertenti, specie nelle scene in cui il protagonista cerca di mettersi al pari con l’attualità e i suoi strumenti. Sono belle anche le pagine in cui si racconta come è cambiata Milano negli ultimi quindici anni, molto sentite. Un bel libro, con una buona idea raccontata bene.

Macaronì – Francesco Guccini & Loriano Macchiavelli (Mondadori)
Era un po’ che ci facevo la punta, ai romanzi di Guccini e Macchiavelli. Ed era un po’ che non sapevo se fidarmi o meno. A giudicare da questo primo, avrei fatto meglio a fidarmi prima. Le voci dei due autori si fondono bene in qualcosa che è un po’ più della somma delle due: c’è l’amore e la conoscenza dei luoghi (l’Appennino tosco-emiliano) che è di Guccini e la vivacità dei personaggi e della trama che è di Macchiavelli, il tutto ben amalgamato e omogeneo. La storia parla di alcuni omicidi consumati in un paesino dell’Appennino alla fine degli anni trenta, legati alle vicende di alcuni emigrati in Francia alla fine del secolo precedente. Non si tratta però di un romanzo ideologico: viene raccontata la stupidità del fascismo, la xenofobia nei confronti dei lavoratori italiani in Francia, ma i personaggi sono tutt’altro che macchiette monodimensionali.

Dexter il vendicatore – Jeffrey Lindsay (Gialli Mondadori)
Con le serie tv sono un disastro. Di Dexter ho visto le prime due puntate (la seconda in spagnolo, non mi ero accorto che non era in inglese) e poi basta. Così ho approfittato della ristampa nei Gialli Mondadori del primo romanzo per sapere come andava a finire quello che avevo visto. Lindsay non è certo lo scrittore più bravo del mondo: è un onesto professionista che ha avuto un’idea tutto sommato banale e che è riuscito però a mascherarla bene per tutto il romanzo, così che la rivelazione sull’identità del misterioso killer riesce a non sembrare il cliché che è. Ottima lettura da treno.

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3 commenti

  1. anonimo

     /  aprile 19, 2009

    Macaronì è proprio un bel romanzo, bella l’atmosfera, bella la storia.
    Il secondo regge molto meno, Raffaella non mi convince 🙂
    Il terzo migliora di nuovo.

    La prima serie di Dexter è una gran serie, originale e potente. Le altre due season mi hanno convinto molto meno.
    (Se vuoi ti spedisco un pacco con un tot di DVD con le serie consigliate già pronte)

    d.

    Rispondi
  2. scott.ronson

     /  aprile 19, 2009

    un disco dei platters l’ho finito un paio di giorni fa, mi è piaciuto abbastanza, anche se Raffaella e il maresciallo sono personaggi un po’ troppo tirati per i capelli (la prima nella sua vitalità, il secondo nell’essere sgradevole).

    Rispondi
  3. anonimo

     /  aprile 20, 2009

    Sì, sì, nonè ignobile, anzi! ma macaronì aveva un equilibrio che i successivi non hanno.
    d.

    Rispondi

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