Let ‘em eat cake, she says

Non amo guardare Santoro, però devo dire che è sempre istruttivo per rendersi conto della pessima, pessima idea che hanno del loro ruolo molti politici italiani. 

Per esempio, ieri sera c’erano Michele Lupi e la Santanché.
Si parlava di piano casa, cementificazione delle coste in Sardegna, "crisi" e via discorrendo.
C’era Ferruccio Sansa, giornalista della Stampa, che raccontava alcune cose sul fatto che in Liguria i progetti di costruzione di nuove case sulla costa sono stati approvati indifferentemente da giunte "di sinistra" e "di destra", mentre ci sono qualcosa come 65.000 case sfitte in regione. A un certo punto Lupi, fiancheggiato dalla Santanché (secondo la quale le case sfitte sono tutte seconde case per le vacanze, perché si sa, in Liguria non c’è mica gente che ci vive e lavora, è solo una lunga serie di spiagge e paesini), lo ha interrotto chiedendogli: "ma lei, che fa il giornalista, trova solo cose brutte, in Italia? Non potrebbe parlare di quelle belle, invece?".
Sansa, invece di alzarsi e tirargli un pugno in faccia come sarebbe stato appropriato, se l’è cavata con una battuta sul fatto che non scrivendo per Playboy non deve occuparsi di cose belle. Decisamente, un pugno in faccia sarebbe stato più appropriato.
Poco dopo, Santoro, tanto per fare un po’ di caciara, butta allo sbaraglio due ragazzi di un comitato che si oppone alla costruzione di un grattacielo progettato da Renzo Piano a Torino. La questione è effettivamente spinosa e forse non adatta a venire liquidata nei cinque minuti che Santoro concede, perché c’è stata qualche tempo fa una discussione sull’accuratezza delle proiezioni fatte dal comitato di opposizione sull’impatto dell’edificio sulla skyline e poi il tema di come far convivere nuove costruzioni con il pre-esistente è sempre interessante e taglia trasversalmente architettura, sociologia e urbanistica. Ma tanto, senza una foto, un disegno, una cartina, una contestualizzazione, finisce con la Santanché che interrompe a muso duro il ragazzo che stava parlando (dandogli del tu) accusandolo con l’arroganza che potete immaginare benissimo di essere contrario a tutto, che non ha capito nulla, che ben venga un simbolo per Torino ("e la Mole, scusi?"), che sono vecchi, che basta, che palle, che il passato che non passa e il futuro che non futa. A un certo punto ho scollegato mentalmente il contenuto contingente di quello che diceva e mi è rimasta l’essenza della cosa. E l’essenza della cosa era questa.
Una persona che, per meriti dubbi, fa parte (marginalmente, visto che La Destra alle elezioni ha preso schiaffi e il suo nuovo movimento è un clone di Forza Italia pronto a essere assorbito dalla casa-madare) dell’élite che è la classe politica del Paese stava esprimendo un’insofferenza per il fatto che delle persone che non appartengono a quell’élite esprimevano un dubbio e delle opinioni in merito a scelte che riguardano il luogo in cui vivono. Un’insofferenza che, per quello che mi riguarda, appartiene (dovrebbe appartenere) più che ai nostri tempi al mondo per reazione al quale scoppiò la Rivoluzione Francese. O al mondo della Restaurazione, se preferite.
Mi sembra che sempre di più chi ha dei ruoli di potere pubblico viva con insofferenza le critiche che vengono da chi dal potere è escluso, da chi ha delegato con il voto un potere che dovrebbe essere temporaneo. Mentre invece non è forse sbagliato, se usato con parsimonia, il termine "casta" che Rizzo e Stella hanno applicato alla classe politica.

Un altro esempio, dall’altra parte. Il Partito Democratico si è riunito a congresso.
Tra gli interventi ha avuto un certo successo, in rete, quello di Debora Serracchiani. Un’avvocato di Udine, giovane per la media della politica (38 anni), sconosciuta fino all’altro giorno, che ha messo il dito nelle piaghe del partito con una certa precisione, grinta e capacità oratoria. Sono pronto a scommettere che in quella che una volta si sarebbe chiamata "base" del Partito Democratico (che esiste, nonostante i suoi leader) di Debora Serracchiani ce ne siano molte e molti. E il fatto che lei abbia fatto notizia mette tristezza. Perché nell’assemblea di un partito che è uscito sconfitto dalle elezioni e non è riuscito in un anno intero a mettere insieme una politica di opposizione non dico efficace (che i numeri sono quelli che sono) ma coerente e sostenuta unitariamente, nell’assemblea di quel partito gli interventi lucidamente critici dovrebbero essere la norma, non un’eccezione. E invece il PD è semplicemente questo bizzarro moloch a due teste, attraverso il quale i pezzi grossi cercano di mantenere posizioni di potere e prestigio acquisite in precedenza e, in questo momento, pararsi il culo in vista della disfatta alle Europee.
E c’è un problema sistemico, di fondo. Perché se io alle elezioni avessi voluto votare una Debora Serracchiani non avrei potuto. Perché ovviamente prima di lei c’erano tutti quelli che dovevano avere un seggio. E solo dopo gli outsider. Con un meccanismo che sa di ricatto: "ok, se vuoi che i tuoi sfigati vadano in parlamento devi votarci, perché solo se ci votate in tantissimi ce la fanno". Con il risultato che un sacco di gente è andata a votare per mandare al parlamento la Binetti. O qualche altro pezzo grosso del partito, con attenzione alle quote DS e Margherita.
Con un sistema così, chiaro che non si va da nessuna parte.
Che il rinnovamento della classe politica sarà sempre relativo, perché il tuo salire di grado dipende sempre da chi sta sopra di te. Che ti sceglie se in te vede qualcuno che gli è simile. Come nell’università, si premia non tanto il merito quanto le capacità relazionali (per usare un eufemismo), di adeguarsi a un modello, a dei meccanismi.
Mobilità sociale, addio.
Gli ultimi saranno gli ultimi, se i primi sono irraggiungibili. 

Più la politica mette le mani sull’informazione, più i giornalisti che raccontano solo "cose brutte" verranno lasciati a casa o le racconteranno solo a chi già le conosce.

Meno informazione vuol dire meno consapevolezza.
Vuol dire essere un po’ meno cittadini e un po’ più sudditi. E che siamo sudditi, poi, ce lo dice anche la legge che di fatto vuole rendere nullo qualunque testamento biologico, rendendo il corpo una proprietà dello stato.
E meno informazione vuol dire anche gettarsi acriticamente ad abbracciare una fede politica piuttosto che un’altra, allo stesso modo in cui si tifa Juve o Lazio.
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5 commenti

  1. ValeriaR30

     /  marzo 28, 2009

    Quando leggo un pezzo così intelligente ed equilibrato sulla politica e in generale sulla società italiana, sono sempre combattuta tra il sentirmi sollevata in quanto compresa (anch’io sono fermamente convinta che ormai il marcio sia radicato sia a destra che a sinistra, anche se in molti fanno finta di non vederlo), o il sentirmi avvilita perché se non sono la sola a vederla così, ma appunto questo post dimostra che anche altri (in questo caso tu) la vedono come me, probabilmente non sono cinica o disfattista io, ma realmente il nostro paese e soprattutto noi poveracci stiamo andando incontro ad un triste destino, tristissimo.
    E la cosa peggiore è che ci siamo scavati la fossa da soli, perché quella gente che sta al governo (adesso come un anno fà, ripeto mi riferisco alla classe politica in generale, senza colore) ce la continuiamo a mandare noi, visto che votiamo.
    Noi come cittadini, dico: io non voto già da diverse legislature, ma se gli altri continuano a farlo la mia è una protesta solitaria e in quanto tale completamente sterile.

    Rispondi
  2. Shulypoo

     /  marzo 28, 2009

    Che questi individui ripugnanti si ritengano in qualche modo superiori a noi del popolino (e ad altre minuzie come il rispetto della legge) è purtroppo sin troppo evidente.

    Una possibile soluzione non violenta di questo mestissimo stato di cose è attualmente un rompicapo, almeno per me.

    Anche volendo tagliare la testa al toro ed entrare in politica in prima persona… con chi mettersi, considerato che non c’è davvero una scelta dignitosa e che si alimenterebbe solo quel loop infelice che hai descritto?
    Non credo nell’astensionismo e negli atti (praticamente solo simbolici) di protesta simili, ma neanche l’idea di aver buttato il mio voto sul PD mi fa stare bene.
    A volte sospetto che persino il ruolo dell’informazione più nobile sia soprattutto quello di far girare i coglioni a noi – già stanchi e disillusi – ancora più furiosamente.

    Proponi qualche soluzione alternativa, oltre all’integrità morale coltivata nel piccolo della propria vita e tentando di non perdere troppa salute mentale a guardare come va il mondo?

    p.s. ma questa strafottuta legge elettorale verrà mai sistemata/bruciata?

    Rispondi
  3. mumucs

     /  marzo 29, 2009

    io vorre continuare a essere equilibrata, condivido tutto il post, ma ormai riesco solo a sperare che brucino tutti. vedere la santanchè che non si sa per quale ragione continua a dispensare cazzate è un’offesa, ma lasciare il paese ancora in mano a sempre gli stessi idioti significa che ci meritiamo offese peggiori della santanchè.forse bisognerebbe andare in parlamento e buttarli fuori a calci nel culo. impossibile, ma è il mio sogno ricorrente

    Rispondi
  4. scott.ronson

     /  marzo 29, 2009

    Onestamente, non ho soluzioni nemmeno io. Riesco solo a prendere atto della situazione in cui siamo. Che magari non è poi così differente da quella pre-1994. Ma di sicuro è più spudorata (e forse è un bene, almeno si capisce meglio qual è la situazione)
    La legge elettorale alla fine credo che in realtà faccia comodo un po’ a tutti perché permette di mantenere uno status quo.

    Mumucs, questo post è la versione argomentata e ponderata di quest’altro:
    “Io la Santanché un po’ spero che domattina si svegli e scopra di essere una nobildonna parigina.
    Nel 1793.” [*]

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  5. Torgul

     /  marzo 30, 2009

    Un solo appunto: mentre invece non si dice.

    Per il resto, se il tuo zoccolo duro è quello dello Spazio Azzurro, di cosa ci stupiamo?

    Dovremmo arrenderci, noi elitisti cristici buddeggianti, ed imparare che non c’è salvezza per tutti, men che meno illuminazione, perchè molti non accetterebbero mai la necessità di essere salvati, e perchè troppi sono troppo poveri IN spirito per essere illuminabili.

    Rispondi

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