Watchmen (o Bartleby lo scrivano)

(questo post ha una colonna sonora, se volete)

Diciamolo come va detto: Watchmen è un piacevole film di supereroi. Forse un filo noioso qua e là, ma piacevole.
Ci sono un po’ tutte le cose che servono in un film di super-tizi: combattimenti fighi, qualche supercazzola tecnologica, tizi che sfondano i muri a mani nude, saltano come ninja, qualche momento di umorismo goliardico (la fiammata alla fine della scena di sesso) e via dicendo.

Peccato che Snyder si sia lasciato prendere dalle somiglianze tra Nite Owl e Batman e non si sia reso conto che non doveva girare Il ritorno del Cavaliere Oscuro ma Watchmen, E che al di là di una fedeltà commovente al fumetto spesa tutta in svariati dettagli sparsi qua e là abbia invece (lui e i suoi sceneggiatori) operato un discreto tradimento della natura più intima del fumetto di Moore e Gibbons.
I personaggi del fumetto non sono dei superuomini. Sono persone con una vasta gamma di disturbi della personalità che trovano un loro equilibrio mascherandosi. E il più sano di tutti è quello apparentemente mentalmente più disturbato, Rorschach, proprio perché ha la chiara percezione di chi sia lui in realtà. Fanno eccezione Ozymandias e il Dr. Manhattan: il primo è guidato da un’ambizione e una dedizione alla sua causa che lo elevano al di sopra degli altri personaggi in modo assoluto, sia come capacità fisiche (nel fumetto sconfigge Nite Owl e Rorschach mentre sta seduto a tavola) che come interpretazione del suo ruolo di "difensore dell’umanità" (il delirante, ma logico, piano per ricomporre i conflitti terrestri).
Il Dr. Manhattan è invece una creatura virtualmente onnipotente portata alle sue conseguenze logiche, nel fumetto: con i suoi poteri apre una nuova era agli Stati Uniti permettendo la produzione su larga scala di batterie ad alto rendimento per le auto elettriche. E lo fa pochissimo dopo la trasformazione del povero Jon.
Avergli tolto questo potere, nel film, rende Manhattan poco più che un grosso e svampito cretino azzurro, così come avere potenziato le capacità degli altri personaggi sminuisce Ozymandias (trasformato tra l’altro in un viscido e ambiguo figuro, cosa che non dovrebbe essere assolutamente).

Un’altra cosa che resta fuori dal film sono gli anni 80. Sembra di stare in un futuro vagamente cyberpunk, sensazione amplificata dai costumi fighissimi di Nite Owl e Ozymandias, dall’abuso di toni spenti e cupi. Sopravvive qualche frammento di feeling ottantiano nell’uscita a cena di Nite Owl e Silk Spectre, ma non è abbastanza per ricreare quell’atmosfera che nel fumetto era invece vivissima.

Il problema di fondo, comunque, è uno e uno solo: Alan Moore è un autore terribilmente preciso e minuzioso. Il suo metodo per suscitare nel lettore la fatidica "suspension of disbelief" è necessario immergerlo in un mondo il più possibile coerente e dettagliato, nel quale gli elementi fantastici, distopici, immaginari hanno ripercussioni logiche su tutto il resto. Un lavoro certamente e faticoso dei cui risultati Moore è gelosissimo, ma non per pura vanità intellettuale: il "senso" complessivo deriva dall’interazione tra l’intreccio e l’ambientazione e si regge su equilibri delicati. Basterebbe spostare un pezzo o due per scatenare ripercussioni su tutto il sistema.
Nello specifico, tutti i cambiamenti apportati alla storia e ai personaggi nel passaggio da fumetto a film non hanno comportato immediati, evidenti, enormi, stravolgimenti di superficie: anche il finale, in fondo, riproduce le dinamiche di quello del fumetto ed è coerente con l’aver reso, nel film, il Dr. Manhattan qualcuno che non aveva fatto poi così tanto per gli Stati Uniti.
Ma lo stesso, nel senso finale, ci sono delle apparenti sfumature che sono andate perse; sfumature che però sono molto più che sfumature. Il fatto che Nite Owl (per intenderci: il nome e l’aspetto sono quelli di un personaggio creato da Gibbons da bambino) abbia la pancetta e sia goffo anche in costume non è una sfumatura; il fatto che il Comico torni sfregiato dal Vietnam non è una cosa secondaria. L’attacco alieno era il riferimento a una frase di Ronald Reagan. E a proposito di Reagan, non capisco perché cambiare lo scambio di battute finali: non è Reagan a candidarsi, nel fumetto, ma Robert Redford. Magari è un errore di chi ha tradotto l’edizione italiana, magari invece voleva essere una citazione a un dialogo di Ritorno al futuro.
Però mi fa pensare a una cosa che ho letto qui: Watchmen è un fumetto che si rivolge a un pubblico, tutto sommato, ristretto. Il suo lettore ideale è qualcuno che ha tempo e voglia di leggersi 400 pagine di fumetto con 11 inserti testuali non brevi. 400 pagine sceneggiate con un frequente ricorso a didascalie che parlano di un’altra cosa rispetto all’azione mostrata nella vignetta, con una storia frammentata e i cui tasselli sono sparpagliati in un’infinità di dettagli. Una storia che, tra l’altro, finge di essere una storia di supereroi per parlare in realtà di un sacco di altre cose contemporaneamente. Watchmen è stato un grandissimo successo dell’editoria a fumetti ed è anche riuscito a travalicare quei confini, ma se pensiamo ai numeri che deve fare un film con una grossa produzione alle spalle per rientrare degli incassi, temo che siamo su ordini di grandezza differenti.
E infatti il film è un film di supereroi giusto un po’ più beffardo di molti altri nel finale, ma nel quale molti degli angoli e delle complessità dell’originale sono stati ridotti.
E, attenzione, forse non si poteva neanche fare altrimenti.
O forse sì: forse si poteva fare tesoro delle sagge, bartlebyane, parole che Moore rivolse a Terry Gilliam quando gli chiese come avrebbe fatto lui il film di Watchmen.
"Non lo farei".

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3 commenti

  1. anonimo

     /  marzo 15, 2009

    Avendo letto il fumetto e visto il film, mi sento di suggerire che il target dei due lavori è diverso.
    Per forza di cose il film non poteva avere la carica dirompente del fumetto, come tu hai notato. Ci sono dettagli e sfumature che non possono essere resi, nemmeno in un film di quasi tre ore.
    Ma se, dopo aver visto il film, chi non ha letto il fumetto lo andasse a cercare… beh, sarebbe un bel risultato 🙂

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  2. spassky

     /  marzo 16, 2009

    Chi uoccia gli uocciàri[..] Chi vigila sui vigilanti, chi controlla i controllori, chi guarda i guardoni, chi osserva gli osservanti, chi cura i curati? Domani sarebbe stata una settimana da che sto cercando di scrivere la mia recensione di Watchmen senza arrivare neanche vicino [..]

    Rispondi
  3. scott.ronson

     /  marzo 16, 2009

    Angolonero: no, infatti, è un problema di target. Forse, se proprio si volesse fare una versione audiovisiva decente di Watchmen si dovrebbe fare come con Romanzo Criminale: una lunga serie tv, che si prenda tutto il tempo necessario. Oppure forse sarebbe il caso di lasciare perdere un autore che ha sempre espressamente scritto fumetti che cercassero di fare quello che gli altri media non potevano fare.
    Non so, solo, se essere fiducioso nel fatto che chi ha apprezzato questa riduzione possa anche gradire il fumetto e la sua meticolosa lentezza. Ma visto che dovrebbe uscire da maggio in edicola in tre albi magari lo scopriremo sul campo (anche se 3 uscite a 9,90 mi sembrano meno convenienti del volumone con extra a 35 euro. Certo, ci vuole lo spazio per tenerlo, il volumone)

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