Il futuro era un quarto d’ora fa


Premessa

La puntata speciale di "Che tempo che fa" dedicata a De André è stata un po’ così.
Del resto lo si poteva capire dall’inizio, con intervista a un Renzo Piano in modalità cialtrona, che si è premurato di infilare nel minor tempo possibile il maggior numero possibile di stereotipi su quella Genova che non esiste davvero, ma lo stereotipo da cartolina che hanno in mente i milanesi. Con un allegro sfrondone topologico annesso (Via del Campo mica "porta al mare", corre più o meno parallela alla costa). E poi vabbeh, le cover che lasciano un po’ il tempo che trovano (strepitoso però Luca Bizzarri travestito da Vinicio Capossela). Ho spento quando Maggiani ha sfondato il cialtronometro, prima precisando piccato che il genovese è una lingua e non un dialetto (tutti quelli che noi chiamiamo "dialetti italiani" sono in realtà lingue, da un punto di vista linguistico), poi dipingendo un’immaginaria Genova in cui tutti parlano il genovese in ogni occasione. Forse Maggiani e i suoi amici, perché al di fuori della cartolina, il genovese è una lingua sconosciuta alla stragrande maggioranza dei suoi cittadini.

Il punto

Ma in realtà già prima il cialtronometro aveva subito danni gravissimi. Vale dire quando, parlando delle iniziative collegate alla trasmissione, uno degli autori ha detto "poi c’è anche una cosa su Facebook, che non so cosa sia, ma so che c’è qualcosa anche lì". Fazio ha risposto "ah, io ne so ancora meno", grandi sorrisi, grande complicità, grandi teste di cazzo.
Fai un programma che vuole parlare "dei tempi".
Sei pagato, per farlo. Tu e quell’altro lì.
Non puoi fare quello che trova fico ignorare (o far finta di ignorare) Facebook perché quelle robe dei computer, di internet non ci si capisce niente. Non puoi continuare a pensare a internet come se fosse un pianeta alieno, una bizzarria dietro alla quale perdono tempo tipi strambi.
Non puoi per il semplice fatto che oggi internet fa parte della nostra vita quotidiana, al pari, boh, dei cellulari. E se ti arroghi la pretesa di parlare del qui e ora, questo snobismo neo-luddista è francamente ridicolo e insopportabile, oltre che magari un tantinello offensivo verso quella parte della tua redazione che lavora per gestire i contenuti del sito della tua trasmissione. Perché dietro la finta aria da “sono vecchio” che si assume quando si ammette di non saperne nulla si lascia intendere che la si vede come una moda strana che poi magari un giorno passa, tipo la macarena o i Pokemon.
E al contrario è ugualmente fastidioso l’atteggiamento sciccosissimo della principale concorrente di Fazio e dei suoi, la Bignardi, che invece in ogni puntata non manca di far passare il messaggio di quanto sia figa lei che li conosce i blog, la rete, maispeis, feisbuk (e che addirittura è sposata con una blogstar). Semplicemente, è un’ostentazione che è solo l’altra faccia di Fazio e i suoi; non sei figo se conosci e usi gli strumenti del tuo tempo, sei semplicemente una persona che ci vive, nel suo tempo. Quindi è come se ti bullassi di sapere usare un cellulare per mandare gli sms. O di sapere che si attraversa la strada solo quando il semaforo è verde.
E non si tratta nemmeno di aderire al determinismo tecnologico che Grillo predica da Sant’Ilario, per cui la Rete è intrinsecamente buona e il suo utilizzo permetterà di sanare ogni male: come in ogni cosa, il 90% di internet è spazzatura. E forse è una stima ottimistica.
Ma intanto esiste. E non è, come si diceva una volta, una “realtà virtuale”. Facebook (che in Italia, ve ne sarete accorti, ha avuto un lievissimo successo negli ultimi mesi) è quasi il simbolo di una rivoluzione: non si va più “in rete” con un nickname, ma con la propria faccia, il proprio nome, la propria storia. E sta facendo scoprire a persone che probabilmente mai l’avevano sospettato prima che immettere contenuti in rete è una cosa semplice, non un procedimento esoterico accessibile solo a smanettoni incalliti (o peggio ai “giovani” che, si sa, imparano in fretta). Il che è un fenomeno interessante, perché è la prima volta che un servizio del genere in Italia raccoglie cifre veramente da fenomeno di massa (Second Life fu una roba che spinsero più che altro i giornali, un paio di anni fa; ed è sintomatico che SL, già da quello che il nome implicava, fosse l’esatto opposto di Facebook). E penso che se ti occupi di costume e di cultura dovresti tenere più di un occhio aperto su quello che accade intorno a te. Magari anche per parlarne male, per dire che non ti è piaciuto, che lo trovi inutile. Ma devi sapere di che cosa si tratta.

Digressione

Un esempio virtuoso l’ho trovato un quarto d’ora dopo tra le pagine di un libro che ho iniziato. Il libro si chiama Domani niente scuola, l’autore è Andrea Bajani, il tema sono gli adolescenti: Bajani (classe 1975) si è aggregato alle gite scolastiche di tre licei, uno di di Torino, uno di Firenze e uno di Palermo per raccontare le sue impressioni.
Prima di partire, negli incontri con i ragazzi, ha scoperto che usano Microsoft Messenger per comunicare tra loro e ha deciso di installarlo e lasciare il suo contatto “per vedere l’effetto che fa”.
Non so se davvero Bajani non aveva mai usato prima servizi di IM, ma la sua descrizione “ingenua” della vita su msn è ottima. Si capisce che prova orrore per quell’inferno in formato digitale che è msn in mano a degli adolescenti (gif animate di dimensioni inconsulte che sostituiscono non solo gli acronimi o gli smiley ma spesso anche singole lettere o dittonghi, indiscriminatamente, soprattutto), ma allo stesso tempo cerca di capire le abitudini e la logica di chi lo usa e di spiegarle a chi non ne sa niente. E soprattutto lo fa dopo avere provato, dopo essersi bagnato i piedi in quell’inferno.
Avesse scritto “i ragazzi usano msn per comunicare, ma io non ho la più pallida idea di che cosa sia”, avrebbe fatto la figura dello scemo o, peggio, di quello che non sa o non vuole fare il lavoro per cui è stato pagato.
E che fastidio se, alla Bignardi, avesse scritto “i ragazzi usano msn per comunicare. Come, non lo conoscete? Ma è il sistema di chat più usato dai giovani! Aggiornatevi!”.
O alla Grillo, esaltando msn come alternativa agli sms, che gliela mettiamo in culo alle compagnie telefoniche dei cellulari, che in Svizzera con msn ci fanno le elezioni, che è una cosa rivoluzionaria di cui nessuno vi parla perché vi vogliono tenere all’oscuro.
Oppure con toni apocalittici di quelli che internet, i pedofili, la pornografia e una volta qui era tutta campagna.

Concludendo

Ecco, quando penso a come si parla di solito di internet in Italia (altrove non lo so) mi sembra che le “derive” sopra descritte siano troppo usate come punto di vista. Che si parli ancora di internet come di qualcosa di avveneristico e futuribile, quando in realtà è semplicemente parte dell’esperienza quotidiana di milioni di persone ormai da più di qualche anno e dovrebbe diventarlo sempre di più. Sempre che leggi deliranti, come quella che dobbiamo al caro Pisanu che costringe a registrarsi con tanto di documento di identità se ci si vuole connettere da un luogo pubblico come un internet point, segando così lo sviluppo delle reti wi-fi, e la titanica arretratezza delle infrastrutture di mamma Telecom non si mettano in mezzo ancora più di quanto già non stiano facendo per rendere il tutto più difficile.

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11 commenti

  1. anonimo

     /  gennaio 12, 2009

    era tanto che non ti commentavo (perché io in internet ci sono ormai rimasto incastrato e ci passo un monte ore ormai preoccupante, il che però mi fa passare sulle singole pagine una quantità inversamente proporzionale di tempo con relativa astinenza da commenti e altre forme di interazione… stumble upon è stata la mia rovina) però stavolta sei stato proprio bravo e hai riassunto come sai fare solo tu un bel po’ di riflessioni che gente come mantellini sparpaglia in rete da tempo con meno abilità illustrativa.

    non ho il televisore ma anche l’avessi avuto non avrei mai seguito il pessimo fazio. sono un deandreano convinto, forse è l’unica caso in cui mi professo fanatico, e sono sicuro che non voleva farsi affatto omaggiare ma che se proprio bisognava allora l’ultimo modo era con una schitarrata a un varietà televisivo con gente che magari in vita non se l’è mai filato (poi odio come fazio si sia auto-assegnato il ruolo di custode pubblico della memoria di de andré, lui che ha i mezzi ma non la lingua adatta per il vaffanculo; dori ghezzi potrebbe sceglierseli meglio gli interlocutori)

    Paolo

    p.s.: digressione: te lo sei letto La mia vita disegnata male di Gipi?

    Rispondi
  2. Shulypoo

     /  gennaio 12, 2009

    non avrei saputo descrivere meglio quei brevi attimi di incazzatura che provo quando persone che normalmente mi sono neutre o pure simpatiche liquidano come fuffa/roba da giovani/roba da cretini/roba di passaggio Internet e tutto ciò che ci si combina dentro.

    Per il ventennale del www magari ne avranno accettato l’esistenza, ma non sarei così ottimista…

    La puntata su Fabrizio non l’ho manco vista poi, allo stesso modo in cui non guardo i memoriali pacchiani e stereotipati per Freddie e altri musicisti a me cari. Alienanti…

    Rispondi
  3. Uriele

     /  gennaio 12, 2009

    Ahahahaha! Bellissimo…

    Comunque ormai Fazio è il prototipo della modernità hamish. Qualsiasi cosa cade dalle nuvole.
    “Fabio guardi in camera 1?”
    “In cosa?”
    “Quella con la lucetta rossa accesa”
    “Eh ma io non mi intendo di queste diavolerie, di elettricità. Sicuri che non mi rubi l’anima”

    Per quanto riguarda Maggiani, rispondendo a lingua con lingua: ” Di’ ban so fantèsma, l’èt mai ciapè in dal cul?”. Perchè a questi insigni conoscitori di paesaggi bucolici e fiabeschi qualcuno lo deve pur chiedere…

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  4. scott.ronson

     /  gennaio 13, 2009

    aggiungo una postille che magari per qualcuno è superflua ma che preferisco eplicitare:

    * beninteso, sotto sotto l’atteggiamento della bignardi è comunque quello di simpatica tollerante verso dei bambini che si divertono con un giocattolone nuovo;

    paolo: grazie, era un post che era un po’ che premeva per uscire.
    Fazio si è auto-assegnato anche il ruolo del custode pubblico della memoria di Biagi. Temo in entrambi i casi questo sia dovuto anche al fatto che non ci fosse molta concorrenza. Però il rischio di far la fine del guardiano del cimitero è concreto.

    shulypoo: allora ti sei persa Jovanotti che fa scempio de “il suonatore jones” in diretta dal cimitero di Spoon River (no, niente zombi, purtroppo) e, soprattutto, Tiziano Ferro che prende “le passanti”, inizia a menarla, quella scappa, lui la insegue, la sbatte per terra, le batte la testa per terra, lei implora “pietà”, lui dice “zitta troia francese” e continua a menare, poi lei si libera, fa per fuggire ma Fazio le fa lo sgambetto, cade, arriva tiziano ferro e di nuovo giù botte. Uno spettacolo raccapricciante.

    uriele: fazio in realtà è uno che si è studiato molto bene le paginette della fenomenologia di Mike Bongiorno scritta da Eco e le ha messe in atto adattandole a un diverso pubblico di riferimento. Se mi ricordo, provo a farci un post.

    Rispondi
  5. scott.ronson

     /  gennaio 13, 2009

    dimenticavo (@paolo):
    stumble upon è un pozzo succhia-tempo spaventoso. Mi sono disintossicato perché avevo dovuto disintallarlo dopo che mi aveva inchiodato firefox, poi cambiando computer non l’ho più messo su.
    LMVDM l’ho letto sì. Prima o poi devo decidere una linea editoriale coerente per l’inserimento dei fumetti nelle letture del mese. Meraviglioso, comunque.

    Rispondi
  6. anonimo

     /  gennaio 13, 2009

    Avevo letto altro di Gipi e pur apprezzandolo mi aveva lasciato qualche perplessità, ma LMVDM è un capolavoro assoluto.

    Stumble è una rovina ma, diciamocelo, anche un tesoro: ho scovato e imparato più cose da quando l’ho installato che da quando navigo! Per fortuna che non sono un tumblrista…

    Ci sarebbe molto da dire sul web 2.0 all’italiana, anche io ho riflessioni che premono ma non ho valvole di sfogo adatte, magari commentando..

    paolo

    Sarebbe interessa

    Rispondi
  7. anonimo

     /  gennaio 13, 2009

    che dire… in effetti e’ un po’ miope non vedere come internet e’ entrata in maniera irreversibilie nelle nostre vite, con abitutidini e consuetudini di moltissime persone modellate attorno ad essa. come appunto e’ successo con i telefonini. e sta succedendo con i navigatori gps. insomma quando questi dinosauri si saranno estinti bisognera’ fare uno sforzo per immaginare come era la vita prima…

    m

    Rispondi
  8. seaweeds

     /  gennaio 14, 2009

    Se da un lato ti adoro quando sei in grado di analizzare così bene, e in modo così divertente, quello che pensiamo e proviamo noi comuni mortali, ti odio quando lo fai in maniera così estesa.
    Perché a ogni paragrafo penso: è vero, ora gli commento così. Poi segue l’altro e: anche questo, devo ricordarmi di dirglielo nel commento. E poi quello dopo: pazzesco, ha ragione!
    Cos’è che dovevo dirgli, anche?
    E quando arrivo alla fine mi sono già scordato tutto…

    Highlighto queste due:

    “non sei figo se conosci e usi gli strumenti del tuo tempo, sei semplicemente una persona che ci vive, nel suo tempo. Quindi è come se ti bullassi di sapere usare un cellulare per mandare gli sms. O di sapere che si attraversa la strada solo quando il semaforo è verde”.

    Che vado a inserirla subito nel file che porta il tuo nome, e que:

    “Oppure con toni apocalittici di quelli che internet, i pedofili, la pornografia e una volta qui era tutta campagna.”

    Mi ha ricordato quando i Manga erano tutti pornografici e Diabolik prima, e Dylan Dog dopo, allevavano i patricidi.

    Rispondi
  9. scott.ronson

     /  gennaio 14, 2009

    paolo:
    (gipi) avevo letto solo il volume di repubblica, trovandoci roba meravigliosa (appunti per una storia di guerra) e altro che mi aveva lasciato meno entusiasta. Ma questo è davvero un lavoro di quelli che vanno dritti tra i classici.
    (stumble) sì, si trovano un sacco di cose interessanti. Forse, a un certo punto, pure troppe, nel senso che io mi trovavo a bookmarkare siti che mi sembravano fondamentali e che poi non ho mai più visto. A un certo punto mi sembrava un po’ di fare zapping in tv…
    (web 2.0) io sono curioso di sentirle, le riflessioni. Da che partono, di preciso?

    m: non so, sinceramente, se e quando si estingueranno. Già adesso, però, devo fare sforzi notevoli per ricordarmi come fosse la vita prima dei cellulari (quando se arrivavi in ritardo a un appuntamento pregavi che la persona che ti aspettava fosse ancora lì, per dire)

    seaweeds: grazie, troppo buono. A me per certi versi la situazione ricorda anche quelli che “i cartoni giapponesi li fanno i computer perché parlano di robot”…

    Rispondi
  10. smeerch

     /  gennaio 19, 2009

    Ottimo post. I miei complimenti.

    Rispondi
  11. spassky

     /  febbraio 1, 2009

    Quando ho finito di leggere mi sono sentito figo pensando “Belin, io questo qui ci ho anche parlato!”.
    Saluti da un fedele lettore di nipresa.

    Rispondi

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