L’ennesimo post su De André che vi arriva nel reader oggi

Sono andato da Ricordi che avevano dei dischi di De André in offerta e volevo approfittarne per colmare dei vuoti (che di scaricare giga di discografia completa non ne avevo voglia).
Tornato a casa, apro il cd e trovo questo:

"Volome". Poi dicono che uno si butta sul p2p.

Comunque, oggi sono dieci anni dalla mattina in cui mi sono sentito dire "è morto De André". Nel microcosmo delle matricole fuorisede di Comunicazione a Bologna in cui vivevo, la notizia esplose come una granata stordente. Ricordo un misto di tristezza e incredulità, e anche di aver spiegato a più di una persona come si faceva ad arrivare a Carignano dalla stazione Brignole, per il funerale (che poi chissà come mai non sono tornato a Genova pure io, quel giorno).
Ma soprattutto, per me, un brutto senso di perdita.
Perché, da che io mi ricordi, De André nella mia vita c’è sempre stato. Non ricordo la prima volta che ho sentito una sua canzone. Ricordo una volta, da bambino, mia madre che mi spiegava di che cosa parlavano "Il pescatore" e "La guerra di Piero" mentre le ascoltavamo, ma sicuramente non era la prima volta che le sentivo. E ricordo sempre mia madre che mi raccontava che quando lei da ragazza ascoltava De André mio nonno aggrottava più di un sopracciglio perché non stava bene che una brava ragazza ascoltasse uno che cantava di quelle cose lì (nonché palesemente drogato e comunista, o peggio ancora anarchico).
E poi, soprattutto, al liceo, quando la musica e i testi di De André erano come un grande universo da esplorare, di cui discutere, da cui ricavare segreti. C’era stato un viaggio in Umbria a cui aveva fatto da colonna sonora "La buona novella", il disco sui Vangeli apocrifi, che sembrava assolutamente perfetto per quei luoghi (sulla via di ritorno da quel viaggio ci fermammo a Firenze; ho una foto meravigliosa di me e un mio amico davanti alla statua di Foscolo a Santa Croce, fieri come se fossimo stati di fianco al nostro cantante preferito). E poi la scoperta di quegli aneddoti meravigliosi, tipo il giovane De André che si spaccia per Tenco, Tenco che lo viene a sapere e cerca quel tizio per menarlo, lo trova gli chiede "ma perché ti spacci per me?" e De André che gli risponde "per prender mussa" e diventano amici. (che non so se è vero, ma è talmente bello che è come se lo fosse)

E quindi, quando quella mattina dell’undici gennaio 1999 mi sono sentito dire "è morto De André" è stato davvero come se avessi perso qualcuno che conoscevo e con cui avevo passato del tempo.
Oltre al fatto che tra i cantautori "storici" è sempre stato quello più completo e dotato come paroliere e musicista, quello più rigoroso nella coerenza di un proprio percorso, attento anche nella scelta dei collaboratori e capace di raccogliere consensi impensabili (David Byrne dichiarò che Crêuza de mä è uno dei più importanti dischi degli anni ottanta).
Tanto che di eredi all’orizzonte ancora non se ne vedono.

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4 commenti

  1. anonimo

     /  gennaio 11, 2009

    Non ricordo quanti anni avessi. Non ricordo cosa facevo. Ricordo solo che quando ascoltai che “dai diamanti non nasce niente e dal letame nascono i fior” la mia vita cambio…

    Rispondi
  2. anonimo

     /  gennaio 11, 2009

    “canti di stagione
    anime salve in terra e in mare
    sono state giornate furibonde
    senza atti d’amore”
    grazie grazie a persone come lui.
    mara

    Rispondi
  3. ValeriaR30

     /  gennaio 12, 2009

    Ahimé come ho appena scritto sul mio blog sono stata cresciuta a canzonette, e musica classica; per questo sono diventata metallara :/

    Insomma, i cantautori li ho sempre ascoltati poco (molto poco) e male, cioè fissandomi sulla musica e approfondendo poco quando questa non mi diceva granché.
    Ciò non toglie che, nonostante la poca conoscenza, io ne abbia comunque stima… e della morte prematura di De Andrè mi spiace particolarmente, perché avrei voluto approfondire la conoscenza più che del cantautore della persona e del personaggio, magari sentendo qualche intervista o leggendone i testi.
    Beh quest’ultima cosa faccio ancora in tempo a farla…

    …ah per il volume 8: si sa, su queste cose si specula da morire, vedi non solo le raccolte ma pure i cofanetti…

    Rispondi
  4. scott.ronson

     /  gennaio 13, 2009

    ma le ristampe (che sono in un carinissimo digipak) ben vengano. se solo scrivessero giusti i titoli (tra l’altro itunes me lo riconosce come “de andré 8”, che fa molto led zeppelin)

    Rispondi

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