Democlazia

Chinese Democracy, il pluriannunciato e plurismentito disco dei Guns n’ Roses (cioè di Axl e Dizzy Rotfl) è uscito. Del resto il cuore dell’inferno è sempre stato ghiacciato, quindi nessuna sorpresa.
Com’è?
Un monumento smisurato ad Axl.
Pervaso da un formidabile horror vacui che porta il rossiccio cantante (ormai sempre più simile a un evroniano) a riempire gli arrangiamenti di qualsiasi cosa. Chitarre industrial, loop di batteria, eserciti di archi, campionamenti, effettini assortiti, c’è davvero di tutto. Dal punto di vista del songwriting in senso stretto, non ci sono sostanziali differenze con i due Use your illusion. Sono i suoni che davvero faranno storcere il naso a un bel po’ di fan della prima ora. Se canzoni come Street of dreams o Catcher in the rhye (che a un certo punto è uguale a Senza parole di Vasco. E con uguale intendo identica) sono bei pezzi di rock classico (chitarre, piano, archi qua e là), pezzi come Shackler’s revenge, con i suoi riff nu metal, la batteria danzereccia e i loop che si vanno a mescolare con parti di hard rock tipicamente Guns, o Madagascar, che sembra quasi una versione heavy di Seven seconds, con tanto di campionamento di un discorso di M.L. King, sono una bella deviazione dagli standard dei Guns che conoscevamo.
E la cosa interessante è che il disco funziona.
Nel suo essere un affastellamento continuo di suoni diversi, di infinite sovraincisioni che urlano "Pro Tools regna!" da ogni bit, è un affascinante e, paradossalmente, genuino ritratto di chi è oggi Axl Rose. Sono convinto che se avesse fatto un disco di hard rock schietto sarebbe venuto fuori qualcosa di falso e forzato.
Invece oggi è commovente sentirlo affrontare a testa alta il maelstrom di ridicolaggine di un pezzo come This I love, una baracconata di ballad neoclassica con assoloni su basi atmosferiche di tastiere che ti aspetteresti da pomposi tromboni come gli Stratovarius. La canzone resta orribile, ma almeno è onesta. E l’unica davvero brutta di tutto il disco.
(Direi la cosa più brutta di tutto il disco, se non ci fossero quel logo e quella copertina)
Vocalmente, il disco è perfetto. Axl nella già citata fuffa neoclassica sfoggia pure un tono basso con un vibrato bello profondo per il quale deve avere studiato una cifra. Però bisogna sempre tenere in mente che stiamo ascoltando il meglio delle registrazioni di più di dieci anni…

Toh, Shackler’s Revenge da Rock Band II:

Ah, poi c’è pure un duetto con uno spompatissimo Sebastian Bach (un uomo troppo stupido per riuscire a essere una star) in una power ballad dai toni quasi grunge. Il che se uno pensa che stiamo parlando di due tizi famosi per i capelli esplosi di inizio carriera fa molto ridere.

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9 commenti

  1. MarikaB

     /  novembre 23, 2008

    sono una gunner della prima ora, e questa roba qui non c’azzecca niente con i miei adorati. senza le chitarre di slash e di duff non sono i gn’r, mi spiace. che poi due pirletta abbiano ceduto i diritti per il nome blablabla, che poi axl si sia impegnato tanto blablabla, è inutile. anche oggi, passando accanto al cd in bella vista al centro commerciale ho avuto un attacco di orticaria a leggere “il nuovo disco dei gn’r”

    con tutte queste premesse e preconcetti, figurati se riesco ad ascoltare le song in modo equilibrato 😀 devo come minimo sbollire per i prossimi 5 anni e poi forse se ne riparla (sebastian bach. no dico. sebastian bach. un duetto. mapperfavore.). cmq mi ha fatto piacere leggere la tua recensione, almeno so a cosa andrò incontro, fra cinq… ehm diec.. ehm quindici anni 😀

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  2. scott.ronson

     /  novembre 23, 2008

    Un po’ ti capisco. Io i Guns li ho cordialmente detestati fino al 1996 e tutt’oggi l’unico disco che mi piace davvero (e taaanto) è il primo.
    Ma già sugli Illusion, senza Adler e con Izzy a mezzo servizio, erano un altro gruppo.
    Toh, bonus track: le parti di Izzy (con Slash qua e là) su Welcome to Jungle.

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  3. ValeriaR30

     /  novembre 25, 2008

    Ciao,
    anzitutto complimenti per il blog!
    Ancora non ho ascoltato quest’album, e la cosa strana è che mi sembra già di conoscerlo… difatti in rete si trovano ormai numerosi pareri, e anche se cambiano magari i toni, i concetti sono più o meno gli stessi. Vorrà dire qualcosa 🙂
    Prima o poi mi deciderò ad ascoltarlo e a farmi un parere mio… ho smesso di ascoltare questo genere da molti anni, ma i G’nR insieme ad altri gruppi (tra cui gli Skid Row di Bach!!) hanno segnato la mia adolescenza, un’oretta di ascolto da parte mia se la meritano 🙂

    Un saluto, a rileggerti presto!

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  4. scott.ronson

     /  novembre 26, 2008

    Alla fine Chinese Democracy era un sergeto di pulcinella, visto che di tracce “leaked” ce n’erano a bizzeffe da tempo (con tanto di fan video anche molto ben fatti).
    Sì, un’oretta di ascolto la merita, tutto sommato. Non ti aspettare il Bach di una volta, però. Anzi, è quasi irriconoscibile.
    Grazie per i complimenti, a presto!

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  5. alexdoc

     /  dicembre 2, 2008

    Avevo 11 anni quando uscì Appetite for destruction, uno dei dischi più perfetti della storia, l’album giusto al momento giusto, l’ariete sfondatore apripista per tutto il rock duro che ha invaso le classifiche negli anni a venire, Metallica e grunge compresi, che anzichè sbeffeggiarli dovrebbero solo ringraziarli a vita, con un monumento, per aver abituato un’intera generazione ai suoni più duri. E m’innamorai di quei 5 adorabili bastardi disgraziati amorali.

    Ne avevo 15 quando uscì Use your illusion. Per le mie orecchie di allora, orientate al grunge-crossover-punk-hardcore, fu una sciagura: quelle ballatone infinite mi sembravano Elton John, il che è tutto dire. Adesso ho rivalutato entrambi, sia il disco, che non mi dispiace ogni tanto (ma non quei due lentoni, per me ancora oggi fastidiosi e stucchevoli) sia Il Tonno Giovanni, ma allora per me erano l’antimusica. Certo che mai artisti avevano riempito così tante facciate di album con così poche cose da dire. E’ innegabile che per farlo ci vogliono due cose: talento e faccia da schiaffi. Non so quale i Guns avevano di più.

    Ora ho 32 anni, e se avessi scommesso qualsiasi cifra dei miei pochissimi soldi sull’uscita di Chinese democracy, l’avrei persa. Quel vecchio stronzone di Axl ce l’ha fatta. Ma non mi ha fregato su una cosa su cui avrei vinto somme miliardarie: è per me inascoltabile. Tranne un unico pezzo, stavolta una ballad (lui non è cambiato, mi sa che sono cambiato io, o forse il mondo!): “Sorry”. Titolo adattissimo a esprimere le mie sensazioni sul lavoro. Mi dispiace, ma quei suoni non riesco a mandarli giù. Se voglio ascoltare i Queen mi ascolto i Queen (quelli “veri”, of course), non certo Axl Rose che fa i Queen (argh!). Stessa cosa vale per i Nine Inch Nails o Marilyn Manson, che già non mi piacciono gli originali, figuriamoci se imitati. E se voglio il più grezzo, rozzo, selvaggio e sguaiato rn’r del pianeta, devo rivolgermi ancora a quei carissimi canguracci australioti degli Ac/dc, questo sì un ritorno che ho salutato con gioia ed entusiasmo.

    Oppure, come una settimana fa, rivedere su Mtv un incredibile live del 1988 di un’altra band che si chiamava (omonimia?!) sempre Guns n’Roses. Il cantante era un secco e smilzo teppista a torso nudo, un Iggy Pop misto a Bon Scott con gli strilli bestiali di Brian Johnson. I due chitarristi erano un incrocio mutante postmoderno di Jimmy Page e Jimi Hendrix, e il figlio segreto punk di Keith Richards e Ron Wood (non sai come mi – e gli – sei mancato, Izzy!) Sezione ritmica: un’acida incessante mitraglia sottoforma di due biondi gemelli siamesi. La musica? Rolling Stones + Stooges + New York Dolls + Aerosmith + Ac/dc + Sex Pistols che uniscono la tradizione dell’Hard Blues e la violenza del Punk ’77. Niente tastiere, ballate, cori angelici e lovesongs, solo urla disumane, riff letali e velenosi, assoli chirurgici e millimetrici, non una nota più nè meno nè fuori posto. Una goduria, allora come oggi, 20 anni esatti dopo. Welcome (back) to the jungle…

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  6. scott.ronson

     /  dicembre 2, 2008

    Il punto è che forse, col senno di poi, con nel carniere un gran disco (appetite) e confuse montagne di fuffa mescolate a cose buone a seguire, i GnR sono probabilmente il gruppo più sopravvalutato degli ultimi 30 anni (ah, no, ci sono gli Smiths per quello).

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  7. alexdoc

     /  dicembre 3, 2008

    Sopravvalutati? Non direi: stanno solo al 1987 come i Sex Pistols al 1977. Entrambi figli del loro tempo e inconsapevoli pionieri di un’epoca nuova. Entrambi hanno fatto entrambi un disco storico e rivoluzionario, poi “la grande truffa del rn’r”. Entrambi “brutti, sporchi, cattivi e che non sanno suonare”, le band ideali per essere odiate dai genitori, DUNQUE straadorate dai kids! Entrambi hanno preparato la strada di una generazione per cose che non c’entrano niente con loro, quelle sì, sopravvalutate (penso rispettivamente a molto grunge e a molta new wave).

    Un giorno da qualche parte dedicherò un articolo ai veri musicisti non “sopra”, ma “ipervalutati” del pop-rock, robe che altro che Gn’r e Smiths messi insieme, e soprattutto la cosa che succede (e mi irrita) di più, osannati per i motivi sbagliati. Ce n’è per tutti i gusti, mi limito a elencarli, senza nessun ordine:

    Cure (tranne qualche singolo e l’album d’esordio forse va a loro la palma dei campioni di abbaglio collettivo universale)
    Radiohead (tranne The bends, di loro detesto specialmente il principio ormai diffusione comune che se ti piacciono sei automaticamente “una persona intelligente e anticonformista”: niente di più pericoloso, razzista e, quindi, ultraconformista!)
    Beatles del primo periodo, cosiddetta antologia doppia rossa (1962-66), davvero inspiegabile la nascita del loro mito; li giustifica la seconda metà della loro carriera
    Clash (premio ai più fraintesi: un’ottimo gruppo pop di studio come i Beatles, scambiata da tutti per una rn’r band come gli Stones. La politica non c’entra, dal vivo erano davvero troppo scarsi!!!)
    Beach Boys (da notare che a tutti quelli che fanno un pezzo “nel loro stile” da Bruce ai Ramones, dai Van Halen ai Rem, riesce di gran lunga migliore che a loro stessi!)
    Depeche Mode (tranne l’album “Violator”, della serie “salviamo il salvabile”: prima e dopo, il diluvio)
    David Bowie dal 1977 (compreso, visto che è tutta farina del sacco di Brian Eno produttore, erroneamente attribuita a lui) in poi
    Devo (tranne l’esordio, prodotto non a caso da un certo Eno, quando si dice la coincidenza!)
    Coldplay (eccitanti come la camomilla, il valium e il tavor insieme, a prova di Eno in persona: qui neanche Brian Re Mida ha potuto il miracolo ed evitato il letargo, ma poveretto, era una mission impossible)
    Moby (incluso il successone Play, il più grande bluff dell’elettronica dei tempi moderni, vale un Tricky qualsiasi, e ho detto tutto. Ora tutti han sgamato la supercazzola, ma intanto i miliardi li ha fregati)
    White Stripes (da seri studi sociologici come un mediocre pezzo indie-alternative possa diventare un tormentone di massa pure calcistico…mondiale!)
    Antony & the Jonsons (per arrivare ai tempi recenti, un insopportabile e micidiale mix tra la peggior Bjork, Platinette e Ollio, che però fa tanto ‘arty’, ed è riuscito pure a ingannare quel vecchio marpione di Lou Reed)

    E poi dicono che c’è di Peggio! (cit.)

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  8. alexdoc

     /  dicembre 3, 2008

    Certo però che un campionamento di MLK è sorprendente, da un soggetto che fra le altre cose ha scritto pure un manifesto della più pura “american white trash”, razzista e omofobo come neanche Borghezio e il papa messi insieme (“One in a million”, da Lies 1989). Il ragazzo ha davvero maturato negli anni una coscienza “politically correct” o è tutta una manovra per acquisire le simpatie dei fottuti “niggers” (come li chiamava in quella delicata poesia giovanile)? E come la mettiamo coi “faggots”?

    Mentre scrivo sto ascoltando “Catcher in the rye”, e sono rimasto… senza parole! Ma visto che Slash ha suonato nell’ultimo di Vasco è la chiusura di un cerchio, i conti tornano alla fine.

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  9. scott.ronson

     /  dicembre 9, 2008

    (mi sembra un po’ di stare sul blog di assante)

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