“Back to the front, liar!”

Sansonetti è tendenzialmente un fesso, come tutti quelli "contro" che vanno a prendere parte al teatrino di Vespa. Anche perché poi tanto Liberazione non vende una copia in più, il giorno dopo. E nemmeno quello dopo ancora.
Tuttavia, la sua presenza nella puntata di ieri è servita a qualcosa.
Si parlava dei festeggiamenti per il 4 novembre, festa delle Forze Armate, che quest’anno comprendono anche le celebrazioni per i 90 anni della vittoria nella prima guerra mondiale. Sansonetti era presente nella parte del cattivo, in quanto Liberazione ha titolato "boicottiamo il 4 novembre".
Poi c’erano Andreotti, La Russa, uno storico, l’inquietante ministra ombra della difesa, Enrico Ruggeri (wtf?) e un militare ferito nella battaglia del Checkpoint Pasta a Mogadiscio (di cui parleremo di nuovo a breve), oggi parlamentare del PdL, dalla cui vita è stata tratta una fissìon in onda a breve su Rai Uno.
A un certo punto, Sansonetti e La Russa iniziano a battibeccare (Ignatz: "ma come fa la canzone del piave a essere xenofoba, che è del 1918?"), fino a che Sansonetti cala, un po’ debolmente, a dire il vero, il carico grosso e chiede come mai nelle celebrazioni si dimentichino i soldati fucilati per diserzione. Dico che lo fa debolmente, perché questo è un punto focale: la disfatta di Caporetto fu figlia anche dell’incompetenza totale dei comandanti dell’esercito, che lanciavano i fanti allo sbaraglio in attacchi insensati che portavano a conquistare appena pochi palmi di terra a prezzo di perdite enormi. Alle proteste della truppa si reagiva in maniera durissima, con fucilazioni e decimazioni.
Se a Caporetto l’esercito si sfascia e in 350.000 si buttano in ritirata insieme ai civili invece di combattere lo straniero invasore è perché la misura è colma e di morire per degli idioti sifilitici come i Savoia non ne hanno più voglia.
Cambiati i vertici dell’esercito e trasformata la guerra non più in un’offensiva ma in un tentativo di non prenderle troppo (e con gli austro-ungarici indeboliti dall’aver fatto il passo più lungo della gamba) le cose presero poi un’altra piega.
Ma questa prima, lunga, fase della guerra è una macchia terribile, una tragedia prontamente rimossa a favore della retorica della Vittoria che oggi riaffiora dalle labbra sputacchianti di Ignazino (che si pettina come Hitler, fateci caso).
Insomma, perché non parliamo di questi poveracci ammazzati come cani dallo stesso Regno che ne aveva preteso i servigi?
Semplice, perché erano dei vigliacchi traditori dei loro stessi compagni, dice il ministro. Perché in guerra nessuno può abbandonare i propri compagni che restano esposti al pericolo. Quindi le fucilazioni sono sì una cosa brutta, ma giusta. E comunque, prosegue fuor di metafora, se celebriamo la Vittoria non possiamo anche celebrare i traditori disfattisti.
Non so come sia andata a finire perché ho spento.
Ma stamattina non mi pare di avere sentito alcuna reazione particolare a questa bella idea che ci porta indietro a una retorica dell’eroe e del traditore che speravo ci fossimo lasciati alle spalle. Soprattutto se fatta sulla pelle di gente che a far la guerra non c’è andata volontariamente, ma costretta, a volte come condanna a morte appena appena mascherata (i reparti di prima linea avevano alte concentrazioni di socialisti e “sovversivi”). Un ministro e un governo meno vicini al fascismo avrebbero scelto come data per ricordare la prima guerra mondiale non il 4 ma l’11 novembre, data dell’entrata in vigore dell’armistizio.
Non trovo nulla di glorioso, nella vittoria nella prima guerra mondiale. Non trovo nulla da celebrare, ma solo morti da commemorare. Che siano stati uccisi da un plotone d’esecuzione “amico” o dal fuoco nemico, poco importa.
La vittoria, a novant’anni di distanza, è un concetto che non esiste più. Non esistono più gli eroi, i disfattisti, i traditori. Esistono solo i morti.
Il problema è che io vivo a novant’anni di distanza. Noi, viviamo a novant’anni di distanza.
Ignazino no.
Dentro la sua testolina, sotto quei capelli da Hitler, lui sogna altre cose. Vive in un eterno 1936, nel quale le donne è bene che stiano a casa a figliare e cucinare, invece di occuparsi di cose da maschi come le Forze Armate. Figuriamoci dirigere giornali.

ps: dimenticavo, l’Altare della Patria è orribile. E mi piace pensare che nel sepolcro del Milite Ignoto ci sia un soldato austriaco che si era messo addosso una divisa italiana per infiltrarsi tra le linee nemiche.

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10 commenti

  1. anonimo

     /  novembre 4, 2008

    bhè siamo un paese che si lega al dito le cose per molto tempo…
    “La Germania è responsabile civile della strage nazista di Civitella del 29 giugno del ’44 nella quale morirono 203 persone. Per questo lo Stato tedesco deve risarcire i danni subiti dai familiari delle vittime, con circa un milione di euro. Lo ha stabilito oggi la prima sezione penale della Cassazione, rigettando il ricorso della Repubblica federale di Germania contro la sentenza dello scorso anno della Corte d’appello militare di Roma che confermò l’ergastolo per l’ex sergente della Wehrmacht Max Josef Milde e il risarcimento in solido dei danni ai parenti delle vittime.”

    A parte la facile ironia sui tempi Norimberga (Berlusconi anche senza lodo e con i 140 anni preventivati rischia di lasciarci le penne prima della fine del processo), questa è realmente una delle condanne più stupide della storia: dopo i processi di Norimberga; dopo aver condannato gli esecutori materiali; dopo che la comunità internazionale si è già espressa al riguardo a tempo opportuno; dopo una guerra fredda ed un muro fra Germania dell’est da quella dell’ovest che ha cambiato tutta la storia dell’ultimo mezza secolo, uno staterello (del cazzo) decide di far pagare a un governo CHE NON HA NESSUN LEGAME DIRETTO O INDIRETTO CON LA DITTATURA NAZISTA, le colpe di Hitler e Co.
    E anche lì nessuno che ha da dire nulla in contrario. Al massimo ci si scandalizza per il parafrasato e giusto ” ma vedete un po’ d’andarvene a fare in culo” della Merkel

    Durante tutte le guerre i traditori sono fucilati e uccisi, anche nei fronti di liberazioni, nei partigiani, quelli che si vendevano alle autorità per paura o tradivano i compagni lasciandoli a morte certa non venivano certo rimbrottati e ammoniti dai capi con una faccina sconsolata e un ditino accusatore… Poi per quanto riguarda la pena di morte “camuffata”, quello è da sempre stato il principio della “Legione Straniera” (se vuoi la fedina pulita, la libertà e un nuovo nome servi per tre anni o quelli che sono in situazioni molto pericolose, se provi a scappare i tuoi compagni ti sparano alle spalle)
    Quando sei in guerra, comunque tu ci sia arrivato (credendoti o essendo strato arruolato a forza), hai una responsabilità verso i tuoi compagni: se tutto il plotone diserta per evitare uno stupito, certo ed inutile spargimento di sangue della propria squadra è una cosa; se uno scappa nel momento del bisogno lasciando a morire tutti quelli con cui ha vissuto, mangiato e stretto amicizia, bhè, in quel caso non ho niente da ridire.

    Uriele (non Uriel di wolfsteep, così per capirsi)

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  2. seaweeds

     /  novembre 6, 2008

    Tu e qualche altro amico, siete la mia finestra sull’Italia, in questo periodo. Forse era meglio se compravo le persiane.

    Se mi ricordo ti mando due tavole di Disegni. Stefano.

    Rispondi
  3. scott.ronson

     /  novembre 7, 2008

    Uriel: secondo me va distinto tra quello che succede in un esercito volontario e in uno di coscritti.
    E comunque, a novant’anni di distanza, vorrei che le cose venissero affrontate con una prospettiva storica, non propagandistica. E la prospettiva storica dice che la Grande Guerra fu una carneficina insensata, resa colossale (per tutti gli schieramenti) dall’aver continuato ad applicare modelli guerreschi del secolo da poco concluso a una realtà in cui l’avanzamento tecnologico aveva cambiato di molto le carte in gioco.
    Conosco la logica dell'”onore” militare e finché se la applicano tra loro, amen. Quello che contesto è che noi oggi dobbiamo piegarci a una celebrazione ufficiale che vuole portare quei valori tra i civili.
    Però bisognerebbe non avere un fascista che si crede simpaticissimo (e per questo un giorno Fiorello pagherà, oh se pagherà) come ministro.
    (la faccenda dei risarcimenti è un’idiozia, hai ragione)

    Seaweeds: io fossi in te aprirei delle finestre che diano da un’altra parte. Cheèmmeglio.

    Rispondi
  4. anonimo

     /  novembre 7, 2008

    Ti ringrazio per questo articolo, che condivido pienamente.
    Nel mio piccolo avevo affrontato l’argomento con una piccola ricerca storica, che qui segnalo: http://isole.ecn.org/ponte/guerra/crimini.php
    Per chi fosse pigro riassumo: I soldati italiani prigionieri furono accusati di tradimento e perciò lasciati morire di fame, in quanto alle fucilazioni di disertori non avvenivano come punizione per avere lasciato i compagni in pericolo, come furbescamente argomenta il primo intervenuto, ma spesso in via preventiva e a mò di esempio (diciamo pure per terrorizzare)
    Poi andrebbe ricordato sempre che la guerra non fu combattuta per motivi patriottici, ma fu combattuta per ragioni geopolitiche ovvero economiche, e che la prima guerra mondiale ha causato la nascita dei vari totalitarismi o almeno ha creato le condizioni ideali perché si affermassero, e soprattutto ha creato le condizioni che hanno poi portato alla seconda guerra mondiale.
    Per chiudere, penso che dovremmo preoccuparci di più di uno come La Russa che della Carfagna, e vedo con piacere che qualcuno inizia a capirlo. ;-))
    Pablo

    Rispondi
  5. anonimo

     /  novembre 8, 2008

    grandi le riflessioni_
    grande la scelta del pezzo_
    grazie scott_
    mara

    Rispondi
  6. anonimo

     /  novembre 8, 2008

    Pablo, onestamente… quando mai una guerra è stata combattuta per motivi patriottici o religiosi (tranne al massimo, e non sono sicuro, la crociata degli straccioni che non era una vera e propria guerra classica)???
    I motivi delle guerre sono sempre geopolitici, il patriottismo e la religione sono il motivio ipocrita con cui si indora la pillola per la popolazione o si cercano di convincere i giovani più idealisti.
    Io non difendo La Russa furbescamente, onestamente, non me ne fotte un cazzo (nota: “non me ne fotte”, non “me ne frego” anche se la seconda espressione nel tempo ha perso la connotazione fascista è pieno di patastorici su internet che ritiran fuori l’etimologia): i morti sono morti e dovremmo lasciarli sotto terra invece di farne nuovi dei contemporarei, siano essi santi o criminali. La storia va sanalizzata e ricordata, non idealizzata e strumentalizzata.
    Se su 5 milioni solo 170000 sono stati i processi e solo 4000 le condanne per fucilazione, significa che la situazione era difficile, ma non insostenibile nè peggiore di quella austriaca o tedesca. La prima guerra mondiale è stata la prima guerra moderna, ma combattuta ancora con un approccio napoleonico (o prenapoleonico) nei vertici di comando. Non generalizziamo: ci sono stati processi per proteggere alti ufficiali incapaci, ci sono stati processi per puire chi ha causato la morte di molti compagni di battaglione. Se tu guardi i numeri riportati vedrai che la fucilazione in Italia non era così comune come in altre nazioni europee (in proporzione non solo in numero); il numero non fa la differenza, perchè una fucilazione per coprire qualcun’altro è sempre un grave crimine, ma almeno dovrebbe far capire che in Italia non siamo stati degli stupidi sterminatori indiscriminati di poveri innocenti

    Rispondi
  7. anonimo

     /  novembre 8, 2008

    sono Uriele sopra

    Rispondi
  8. anonimo

     /  novembre 8, 2008

    Uriele, onestamente, chi se ne frega di fare le classifiche se i generali italiani erano meno stronzi di quelli francesi o tedeschi o russi…la guerra è una merda, quello è il concetto.
    Che la storia non vada “strumentalizzata” sarei d’accordo, però la storia dovrebbe servire (in teoria) per capire il presente e per non ripetere gli stessi errori, cosa che, prutroppo, non avviene.
    E l’uso strumentale (ovvero politico-ideologico) lo fanno proprio i Vespa, i LA Russa e tutto il caravanserraglio politico-giornalistico (di Dx e SN, intendiamoci) che tirano fuori quel che gli interessa a loro eliminando e tacendo quel che può dare fastidio.
    Sta di fatto che quando penso ad un ragazzo di vent’anni che in prigionia riceve una lettera di odio da parte del padre in quanto “traditore” della patria, mi si stringe il cuore.
    Sarò poco scientifico ed obiettivo, ma non ci posso fare niente, e preferisco così.
    Pablo

    Rispondi
  9. anonimo

     /  novembre 8, 2008

    e infatti la storia va conosciuta e imparata, in modo da avere un’idea di massima delle possibili conseguenze di certe azioni in casi similari, ma non si avrà mai la certezza che agendo in un certo modo si otterrà il risultato precedente: la tecnologia, il tipo di informazione, il tipo di mondo è cambiato; se adesso un esercito prendesse una gola come quella delle termopili per fermare un esercito avversario gliela farebbero crollare addosso con dei missili immediatamente.

    Che poi ci si possa dispiacere per la lettera del padre è un altra cosa (e in quel caso probabilmente il ragazzo era sì stato indottrinato, ma ci era andato di SUA SPONTANEA volontà in guerra e non costretto, conscio e diciso ad UCCIDERE quello che gli spacciavano come il nemico della “patria” , altrimenti non ci sarebbe stata quella corrispondenza epistolare).

    Il numero di processi e il numero di condanne sul totale indica che non era un eccidio di massa per terrorizzare le truppe (anche perchè erano relativamente poche rispetto a quelle degli altri paesi), ma una strategia oculata per minimizzare le perdite e rendere inappetibile la diserzione (pragmatismo? sì, puro pragmatismo! Capisco la logica militare dietro? Sì! Riuscirei a fare tali scelte come persona? No ed è per questo che non ho fatto la leva)

    “La spia scoperta nell’organizzazione deve essere punita con la morte. Lo stesso vale per quelli
    che disertano ed informano la poliziaparalizzato e povero di audacia.”

    Questa frase la dice Carlos Marighella nel suo “piccolo manuale della guerriglia urbana”. Quando ci si trova a combattere (indipendentemente dal come e dal dove) e dalle scelte di uno dipende la vita di centinaia di uomini, pragmaticamente, il sacrificio di uno che diserta può essere la salvezza degli altri 99.

    Io non dico che gli italiani fossero più o meno stronzi, dico solo che, essendo il nostor un esercito più ridotto, NON si potevano permettere di fucilare più soldati: la fucilazione era un deterrente alla diserzione, ma al contempo ti privava di uomini validi per i combattimenti futuri.

    Poi si può dire quello che si vuole sulle guerre passate (“buono” “cattivo” “giusto” “ingiusto” “cacca” “pipì”), ma quelle non si possono cambiare e i fatti restano quelli che sono. E la storia è un complesso ensemble di interelazioni in cui si possono capire in modo completo quali azioni e situazioni socio-politiche hanno portato a determinate conseguenze solo una volta che non si è più immersi nell’avvenimento in questione.
    Poi è impossibile anche per noi adottare un taglio asettico per gli avvenimenti del passato. E’ logico che in Italia, a livello individuale, noi si commemori il coraggio e l’audacia dei buoni partigiani o dei caduti della guerra spagnola, mentre la Russa commemora i giovani di Salò o gli italici corraggiosi e vincitori della grande guerra (Missino era e missino rimane come mentalità), è una visione “romantica” e non obbiettiva della storia. Quando questa visione viene ritirata fuori dopo 100 anni (più o meno dai 60 ai 90 anni fa) per fare campagna elettorale da entrambe le parti… quella è stumentalizzazione! Come singolo uno può interpretare i fatti storici come vuole e introdurre buoni e cattivi, indiani e cowboy, ma le personalità pubbliche e l’informazione in genere dovrebbero tenere fuori il soggettivismo storico dal discorso politico certi argomenti e concentrarsi su problemi più pratici legati rispettivamente alla loro carica istituzionale e al loro ruolo comunicativo

    Rispondi
  10. anonimo

     /  novembre 8, 2008

    Scusa… brutto periodo e molta stanchezza, sono sempre Uriele.

    @ Pedro: se ti chiedi perchè mi sto incapponendo tanto sull’argomento, mentre sarebbe più semplice far cadere la cosa te lo dico anche:
    mi stanno molto sul cazzo gli atteggiamenti insinuanti e falsamente political correct come il “furbescamente scritto dal primo messaggio”.
    Io ho discusso il linea di massima cercando di oggettivizzare in modo elementare le ragioni puramente logiche del problema diserzione nelle guerre e delle soluzioni scelte. Non ho neppure preso in considerazione il fattore morale

    Rispondi

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