I libri di Ottobre

Questa volta, ci arrivo puntualissimo ai libri del mese.
Evidenziato il più consigliato.

Io & Freddie – Mike Dawson (BD)
Bisogna separare il giudizio in due parti, per questa graphic novel autobiografica. Da un lato, emotivamente, se siete fan dei Queen vi piacerà moltissimo. Alcuni aneddoti come quelli dei compagni di classe che ti prendono in giro perché sei triste per la morte di un cantante, li ricordo esattamente identici anche io. Per non parlare dell’ammirato stupore davanti a un George Michael perfetto il giorno del Freddie Mercury Tribute. Se però devo valutarla come storia nel suo complesso, direi che per gran parte del libro si gira abbastanza a vuoto. C’è una parte finale molto, molto bella ma che rimane un po’ sospesa lì, slegata rispetto al resto delle pagine, che sono una specie di esercizio di stile sul modello della graphic novel autobiografica. Un’occasione un po’ sprecata, purtroppo. Gradevole il disegno, con una qualche eco dello stile di Joe Sacco.

Uomini che odiano le donne – Stieg Larsson (Marsilio)
Letto negli stessi giorni in cui la tempesta finanziaria iniziava a soffiare, questo giallo di ampio respiro è un’interessante declinazione del modulo della saga familiare, intrecciata con robusti meccanismi da thriller e da giallo (anche finanziario). Larsson scrive molto bene, si prende tutto il suo tempo per dettagliare i personaggi, sviluppare le situazioni, tirare le fila della trama, senza mai risultare macchinoso o forzato. Mi domando quanto durerebbe un’edizione italiana di “Millennium”, la rivista di giornalismo finanziario che dà il titolo alla trilogia di cui questo è il primo episodio.

Montecristo 2. Giorno maledetto – Stefano Di Marino (Giallo Mondadori)
Gli ingredienti sono gli stessi del primo libro della serie (e della produzione di Di Marino in generale): thriller, sparatorie, complotti a sfondo politico. Non so se sono io o se il romanzo è effettivamente meno riuscito di altri (o se soffre della natura interlocutoria di “due di tre”), ma mi sono annoiato abbastanza, leggendolo, cosa che mi era capitata molto raramente in passato.

Il grande tempo  – Fritz Leiber (Urania Collezione)
Leiber lo conosco per le avventure fantasy di Lankhmar, che sono uno dei capolavori del genere (ma con un taglio più picaresco e buzzurro rispetto a quello a cui pensiamo di solito quando diciamo “fantasy”) e che in Italia non si vedono, ingiustamente, in libreria, da un po’ di tempo. Speriamo che qualcuno faccia giustizia. Magari proprio la Mondadori, che qua se aspettiamo che si risvegli la Nord stiamo freschi. Comunque, lamentele a parte, questo romanzo è quasi una rappresentazione teatrale, ambientata tutta in una taverna situata in un limbo temporale nel quale si riposano i combattenti di una guerra combattuta attraverso i tempi e i piani di esistenza da due opposte fazioni. Vivace, scritto con maestria e arguzia e anche piuttosto profondo.

Rabbia – Chuck Palahniuk (Mondadori)
Un po’ un passo indietro (Buster Casey è in fondo un altro Tyler Durden, il party crashing ricorda troppo il fight club) e un po’ un paio di passi avanti (la narrazione orale, frammentata e distribuita tra una pletora di personaggi funziona bene, le sfumature fantascientifiche sono dosate bene) questo romanzo non fa altro, però, che confermare che Palahniuk non è più, purtroppo, il devastante outsider dei suoi primi romanzi. Ormai ha trovato una sua nicchia, certe sue formule, certi temi, certi tic (i “non tutti sanno che” sparsi qua e là con noncuranza). Si legge con piacere, certo, ma senza essere più davvero stupiti e toccati dalle sue storie.

Per sempre giovane – Gianni Biondillo (TEA)
Praticamente uno spin-off dei suoi romanzi gialli, questa novella (o romanzo breve o racconto lungo, fate voi) ambientata negli anni ottanta è la storia on the road di un gruppo rock femminile alle prese con una trasferta per partecipare a un concorso musicale. Biondillo è bravo, bisogna dirlo, e racconta la sua storia con grande abilità, senza particolari sbavature, riuscendo persino a non far sembrare pedanti le discussioni sui gusti musicali delle ragazze. Un paio di eventi sono un po’ telefonati, ma credo che sia voluto. Come probabilmente lo è il fatto che la narratrice sbagli la data della caduta del Muro di Berlino. Bel lavoro.

Il signore della svastica – Norman Spinrad (Longanesi)
Riuscite a immaginare uno scrittore che scrive un libro per dire che il suo pubblico di riferimento è, potenzialmente, un branco di omosessuali repressi e nazisti? Ecco, Spinrad l’ha fatto. “Il signore della svastica” è un romanzo scritto da Adolf Hitler, che emigrato in America nel 1919 sarebbe diventato un importante membro della comunità fantascientfica: illustratore, curatore di riviste, recensore, autore vincitore, proprio con questo romanzo postumo, di un premio Hugo. Il romanzo racconta le vicende di un eroe, Feric Jagger, che in un futuro post-atomico conduce fino alla vittoria gli esseri umani puri contro i mutanti che li dominano. Jagger è un eroe come se ne trovano a migliaia nella narrativa di genere: bellissimo, forte, intelligente. Brandisce, unico a poterlo fare, una mazza antichissima modellata come un braccio terminante in una mano stretta a pugno che porta un anello con incisa una svastica (insomma, un colossale dildo per il fist fucking).
Se non si sapesse che il suo autore è “Hitler”, il romanzo sembrerebbe in tutto e per tutto una normale opera di heroic fantasy post-atomica, tanto bene ne riflette i luoghi comuni.
La parte divertente è la nota critica posta dopo, in cui un trasparente alter-ego dell’autore commenta il testo, raccontando la vicenda di Hitler, delineando la storia alternativa del mondo in cui si è prodotto il romanzo e spiegando i simboli di cui è intessuto.
Spinrad è bravissimo a tenere in piedi tutto il baraccone, sia il romanzo che la nota critica, facendo prima appassionare il lettore a una vicenda che va avanti in un parossismo di delirio che riflette il progredire di agitazione di Hitler nei suoi discorsi, e poi smontando tutto il meccanismo analiticamente, con una critica che mette in luce quali punti di contatto esistano tra l’ideologia nazista e certi luoghi comuni della narrativa di genere.
Una satira efficacissima, che merita una lettura.
La versione che ho io, Longanesi, l’ho recuperata su una bancarella ed è degli anni settanta. Fanucci l’ha ripubblicato nel 2005, ma attualmente dovrebbe essere di nuovo fuori catalogo. Buona caccia.

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3 commenti

  1. Menzinger

     /  novembre 1, 2008

    Ad ottobre io, invece, ho letto:
    – Claudio Martini – I racconti del ripostiglio
    – Cristiana Iannotta – Blu e Rosso. Viola.
    – Robert Silverberg – Roma Eterna
    – Cristina Contilli – Il Porto di Calais
    – MP Black – Lisa Verdi e il ciondolo elfico

    Rispondi
  2. anonimo

     /  novembre 4, 2008

    Grazie.
    😉

    G.B.

    Rispondi
  3. scott.ronson

     /  novembre 4, 2008

    menzinger: gh. A parte Silverberg non conosco nulla. C’è qualcosa di interessante?

    g.b.: grazie a te della visita 🙂

    Rispondi

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