Queen + Paul Rodgers

Brian May è talmente un secchione che adesso suona in un gruppo che ha un segno matematico nel nome.

Come diceva Torgul, se i fan dei Nomadi hanno accettato un successore per Augusto, non c’è motivo per cui non debbano farlo i fan dei Queen con Freddie Mercury.
D’accordo, fa molto ridere che vadano in giro con il nome Queen proprio i due che quando Freddie arrivò dicendo “potremmo chiamarci ‘le checche’” storsero un pochino il naso. Potevano chiamarsi Smile, certo. Poi sarebbero saltati fuori gli staffelliani a dire che non era giusto.
Però, insomma, l’importante è che vadano in giro.
E poi. Tutta le manfrina su Paul Rodgers da parte dei fan più talebani è vergognosa. Paul Rodgers non ha nulla da dimostrare a chicchessia. Specialmente a sfigati fermamente convinti che i Queen abbiano “inventato” i videoclip. Tra l’altro, Rodgers era uno dei modelli di Mercury come “voce rock”. Ma anche se non lo fosse stato, resta lo stesso un grande cantante. E, tra quelli della sua generazione, uno di quelli che hanno conservato meglio la voce.

Come ha ampiamente dimostrato domenica scorsa al concerto a Milano.
Pubblico multigenerazionale (io ero lì con mio padre, per dire), Datch Forum quasi pieno.
Bello l’inizio con lo schermo alle spalle del palco che si illumina a mo’ di cielo stellato, effetto che viene replicato nel buio della platea dagli schermi illuminati di centinaia e centinaia di telefonini e macchine fotografiche. C’è gente che ha fatto tutto il concerto con la digitale tra le mani a riprendere. Mah.
Miracolosamente, si sente abbastanza bene. Al trio di “titolari” si aggiungono Spike Edney alle tastiere (che è un po’ il quinto Queen), tal Jamie Moses alle chitarre e Danny Miranda al basso (preciso, efficace, gran personaggio).
La scaletta è, chiaramente, all’insegna del revival. Dal disco nuovo vengono estratte solo tre canzoni, per il resto, vecchi classici dei Queen e del repertorio di Paul Rodgers.
C’è un intermezzo, abbastanza lunghetto, senza Paul Rodgers che prevede nell’ordine: Brian May che suona Love of my life da solo; Brian May che inizia ‘39 (al proposito, quando ha detto “adesso suonerò un po’ di skiffle”, nel palazzetto silente c’è stato un unico applauso. Il mio) con Roger Taylor, poi si ferma e compare il resto della band (meno Rodgers) in versione acustica a proseguire la canzone; Roger Taylor resta sul palchetto con Danny Miranda e suona il contrabbasso elettrico con le bacchette mentre l’altro ci mette la diteggiatura; assolo di batteria di Roger Taylor, che inizia sulla sola grancassa, ma man mano che va avanti i roadies gli montano attorno il resto della batteria, fino a che non è completa; Roger canta I’m in love with my car; Roger canta Say it’s not true, sul finale della quale finalmente torna sul palco Paul Rodgers a ricordarci cos’è un vero cantante.
Tra l’altro, anni fa, Roger Taylor diceva che aveva smesso di fare assoli di batteria quando si era reso conto che di solito la gente andava in bagno o a farsi una birra, durante. E sosteneva che Brian May non si doveva essere mai posto il problema.
E comunque l’assolo di chitarra di Brian, con i cento delay che ribalzano ovunque, dal vivo è qualcosa di davvero eccezionale. Sembra che l’intera sala sia permeata da questo suono di chitarra colossale.
Sul finale, All right now viene, per fortuna, accolta con l’entusiasmo che si addice a un pezzo storico di quel calibro.
Nel complesso, è stato un bel concerto. Ruffiano il giusto (in un paio di occasioni viene usata la voce registrata di Freddie), con una band è lì per divertirsi (perché poi, sì, è chiaro che la cosa è redditizia, ma non credo poi così tanto) e che ormai è ben rodata da diversi anni di collaborazione.
E poi, ascolto i Queen da quando avevo 12 anni. Avere Brian May là davanti (ok, un po’ là davanti, visto che ero seduto in alto) che suona Fat bottomed girls, il giorno del tuo compleanno è stato uno dei migliori regali che mi si potessero fare.
(Peccato solo che nel merchandise non ci fossero plettri-monetina con l’effige di Brian, perché ne avrei comprati una decina)

Sì, ma come suona il disco nuovo?
Non è, come avevo temuto, il disco di tre solisti che a turno usano gli altri due come session men. Certo, basta un po’ di familiarità con il repertorio solista di May e Taylor per capire, anche per esclusione, chi ha scritto cosa. Però poi il tutto è suonato e arrangiato in modo piuttosto uniforme. Nei pezzi più rock i tre danno l’impressione di tre attempati giovanotti che si divertono un sacco. In quelli più calmi salta fuori la tipica cura regale per gli arrangiamenti e le armonie. Un rapido track-by-track.
Cosmos Rockin’: Brian May, in fondo, è sempre un ragazzino di 16 anni con la chitarra distorta. Il disco si apre con un semplice rock and roll che parla di un tizio che sta a casa ad ascoltare un disco rock, alza il volume, arriva gente a casa a sua a ballare, poi tutta la città, poi tutta la nazione e poi il cosmo. Citazione di passaggio dei Beastie Boys in un coro, tra l’altro.
Time to Shine: una roba strana. Sembra una lunga introduzione a un’esplosione che non arriva mai. Terribilmente epica, fa un po’ piangere il cuore pensare che cosa sarebbe stata con Freddie. Non perché sia cantata male, ma perché Rodgers ha un timbro molto “quotidiano” che non rende al meglio le immagini del testo.
Still burnin’: un pezzo hard rock che ricorda un po’ Tear it up e un po’ Son and Daughter. Con citazione di We will rock you. Rodgers assolutamente a suo agio, Roger ottimo come seconda voce, Brian si traveste da Joe Perry nell’assolo.
Small: ballata evocativa con ritornello da millemila accendini. Secondo me è il secondo singolo, fuori per Natale.
Warboys: altro pezzaccio hard rock. Scritto da Rodgers come folk-song di protesta, il trattamento regale lo ha trasformato in qualcosa di simile a White man. Testo terribile.
We Believe: introdotta da un tappetone di tastiere il cui responsabile è palesemente Roger Taylor. Ballata decisamente “alla Queen”, con testo un po’ banalotto, ma bei cori e, al solito, lavorone di chitarra di Brian.
Call me: uno dei miei pezzi preferiti del disco. Un semplicissimo folk-blues, al quale Brian aggiunge un paio di milioni di chitarre armonizzate come non si sentivano dai tempi di A night at the opera.
Voodoo: bel blues lento, con un che di Santana.
Some things that glitter
: altra sontuosa ballata, a naso scritta da Brian May.
C-lebrity: riffone metallico e ritornello quasi a cappella. Bel pezzo. Rodgers decisamente a suo agio. Il testo ironizza su gggiovani che vogliono diventare famosi grazie alla tv. Però il cast del musical We will rock you ha ospitato diversi ex concorrenti di talent show d’oltremanica…
Through the night: ballad imbottita di assoli. Abbastanza banale, però, nonostante Rodgers ci metta feeling a pacchi.
Say it’s not true: da buone intenzioni nascono spesso cose tremende. Tipo questo pezzo sull’Aids scritto da Roger Taylor (già suonato dal vivo nel tour scorso, anche se in versione diversa). Che è l’unico pezzo del disco in cui tutti e tre cantano da solisti strofe diverse. La parte migliore è il finale, quando entra Rodgers e Brian attacca la distorsione.
Surf’s Up…School’s Out: neanche Roger Taylor è mai cresciuto del tutto (dentro: fuori si è decisamente inquartato). E ha sempre questo immaginario anni cinquanta in cui fare la parte del giovane rocker tutto brillantina e giubbotto di pelle. Che qui trasforma in un pezzo caciarone e diretto, con in mezzo giusto un momento malinconico a base di tappetoni di tastiera (dai quali andrebbe tenuto lontano, per inciso). Buon modo per chiudere il disco (che invece si chiude con Small reprise)
Runaway (bonus track): cover non del pezzo di Bon Jovi, ma di una vecchia classico anni sessanta. Che dire? Rock and roll pompato. All’inizio sembrano gli Scars on Broadway. Favolosi i coretti in falsetto.

La cosa peggiore del disco sono forse certe cose da rockstar “impegnata” di mezza età tutta Live Eight e accordi in minore.
La cosa migliore è che, come detto, sembra il disco di un gruppo vero.
Ed è molto meglio di quel minestrone di Made in heaven, tanto per dire.

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20 commenti

  1. idiotaignorante

     /  settembre 30, 2008

    Bel reportages & recensione. Ho solo una perplessita’: chi sono gli “staffelliani”?

    Rispondi
  2. scott.ronson

     /  settembre 30, 2008

    I fan di Tim Staffell, bassista e cantante degi Smile. Ne esisteranno, no?
    😉

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  3. idiotaignorante

     /  settembre 30, 2008

    Oltre a Staffell stesso, dici? Mmmh, puo’ darsi, c’e’ pieno di fulminati in giro! 🙂

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  4. scott.ronson

     /  settembre 30, 2008

    beh, però…
    “Staffell later decided to pursue a career as a modelmaker and designer, animator and commercials director, crafting models (amongst other projects) for the BBC adaptation of The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy ”
    🙂

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  5. Uriele

     /  settembre 30, 2008

    Infatti! Se i fan di Vittorio de Sica, hanno accettato Christian, perchè non possono far lo stesso quelli di Freddy :D:D:D

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  6. anonimo

     /  settembre 30, 2008

    Sì, lo so, hai sicuramente ragione e la tua logica non fa una grinza (così come la tua conoscenza musicale, di gran lunga superiore alla mia), ma… ma… ma… io non ce la faccio a sentirli senza Freddie. E continuo a consumare vecchie cassette e meno vecchi CD. Però festeggiare un compleanno ascoltando dal vivo certi capolavori deve essere meraviglioso. Comincio a sperare per il mio l’anno prossimo. PS: mitico tuo padre! e ancora buon comple!Sì

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  7. anonimo

     /  ottobre 1, 2008

    E’ come se McCartney e Starr andassero in giro col nome “the Beatles”…io rimango dell’idea che se May e Taylor usano il nome Queen, sul palco voglio vedere almeno Deacon, o in alternativa la salma di Freddie.

    Mother Superior

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  8. anonimo

     /  ottobre 1, 2008

    ok ok ok ok, mi hai convinto.
    Me lo procuro subito.

    …e buon compleanno!

    Ed! 😉

    Rispondi
  9. scott.ronson

     /  ottobre 1, 2008

    uriele: freddIE. 🙂 E poi ti assumi tu la responsabilità di paragonare Rodgers a quello là, eh?

    sì: a un certo punto, su All Right Now, ho temuto. Perché secondo me se facevano l’antidoping a mio padre non tornavamo più a casa. Cmq è chiaro che è un altro gruppo.

    MS: qualunque paragone coinvolga, implicitamente, quella là di cui non faremo il nome è per definizione improponibile. E poi Freddie l’han cremato… 😛

    ed: 🙂 E grazie per gli auguri!

    Rispondi
  10. Uriele

     /  ottobre 1, 2008

    @Scott:… Argh! Non l’avevo visto il madornale errore…. come disse André The Giant ” Mi pento e mi batto il petto”

    Rispondi
  11. Shulypoo

     /  ottobre 1, 2008

    All’ultimo ho conigliato per paura dello sbattone Genova-Milano-Ferie e del rischio di non vedere niente dagli spalti…

    Come freak dei Queen (anch’io dall’età di 12 anni) mi vergogno un po’ del mio gesto, ma sono lieta di leggerne belle cose, mi hai quasi fatto venir voglia di ascoltare il disco nuovo, verso cui nutro ancora diffidenza. Come dici tu, comunque, peggio di quel collage non-morto in ordine random di Made in Heaven non si può….

    Piuttosto, mi risulta da un improbabilissimo filone di conoscenze che io e te abbiamo giocato a d&d insieme a Bologna 😮 …

    Rispondi
  12. anonimo

     /  ottobre 2, 2008

    bonus track “The call”

    pelle d’oca. in questo momento.

    dirò la mia con una “nuvoletta” fra qualche giorno.

    Rispondi
  13. scott.ronson

     /  ottobre 2, 2008

    Shulypoo: ahahah, ho capito come sei arrivata qui. Piccola la blogosfera genovese!
    Rispondo qua anche al commento sul post del 2005: essendo di natura un secchione, raccattare tutto il possibile sui queen mi sembra assolutamente logico (vogliamo dire anche “eddie howell” e “billy squire”, che bivaccano da qualche parte nel mio hard disk?). Poi, in certi momenti particolarmente oltranzisti, penso che Queen II da solo vale quanto tutto il resto. 🙂
    Tra l’altro, al concerto, durante la title track del nuovo disco è comparso sul maxischermo l’alieno della copertina di Fun in space. Speravo nelle astronavi di Starfleet, ma forse ormai si vergogna pure brian.
    Cmq, insomma, sì, Roger è diventato un pochetto tondo…

    (dimenticavo: altro momento buffo del concerto, le evidenti bestemmie dipinte sul volto di Brian & Roger nel pezzo veloce di I want it all e l’altrettanto palpabile sollievo quando sono riusciti ad arrivare vivi alla fine di quei dieci-dodici secondi di inferno)

    anonimo: ecco, the call l’avevo rimossa. però confesso che quando l’avevo vista al 4664 il piacere di rivedere Brian & Roger in azione era stato tanto… Aspetto la nuvoletta.

    Rispondi
  14. Shulypoo

     /  ottobre 2, 2008

    Piccola ma contorta, la blogosfera… sono arrivata a te partendo dai miei vecchi compagni delle medie su Facebook, per dire.

    Beh, su Queen II ho scritto un intero post adulatorio tot mesi fa, quindi mi trovi daccordo (adoro la vena fantasy che si intruglia coi primi anni ’70, non solo per i Queen ma anche ad esempio per gli Zeppelin..).

    Cavolo l’alieno di Fun in Space richiedeva Conoscenze Nerdiche (Queen) skillata e cappata 😮 .. io le cose soliste di Roger ho iniziato ad apprezzarle credo con “Happiness?”, con tutte la bava che perdevo per lui da teenager. A parte la cacirrissima Man on Fire con quel video inqualificabile…

    Soprattutto, smettila di infierire coi dettagli succosi del concerto che mi sto pentendo sempre di più di non aver mosso le chiappine sino a Milano, uffff.

    Basta. D’ora in poi ti leggo. You have been located.
    Se non stai attento ti addo pure sul Facebook, one of these days…

    Rispondi
  15. scott.ronson

     /  ottobre 3, 2008

    Cacchio, il secondo disco di Roger mi manca (e sì che Fun in Space è bellissimo, devo averne parlato da qualche parte). Ma Man on Fire è fichissima.
    ^_^

    Rispondi
  16. Shulypoo

     /  ottobre 3, 2008

    Beccati questa mia nerdata un po’ freak che ho comprato nel ’95 :p

    L’etichetta col prezzo l’ho tenuta per feticcio.

    Rispondi
  17. cineblabbers

     /  ottobre 7, 2008

    Arrivo, eh? Ho lasciato il nuovo disco di là dove adesso dormono. Poi leggo bene ascoltando traccia per traccia. Perché a me ai primi due ascolti non è piaciuto granché. Anche se sono pochi i dischi dei Queen che non mi hanno fatto questo effetto, all’inizio.

    Quanto al concerto… non ricordo se eri andato al primo tour con PR. A Milano era stato emozionante, anche se May era parso un po’ scocciato dalla troppa “invadenza” dei cori.

    Paul Rodgers. Paul Rodgers dici bene, ha una gran bella voce. Professionale e tutto il resto.
    Ma revival per revival, non era forse il caso di trovare qualcuno con un timbro non dico uguale, ma almeno simile a quello di Freddie?
    L’abbassare di tonalità le canzoni originali, secondo me, le accartoccia un po’.
    E, malignamente, ricordo quando ai primi concerti si dimenticava le parole, ceffando strofe o ricorrendo al microfono puntato sul pubblico per non fare magre figure…

    A presto, ti dirò quello che penso della critica del disco.

    (Seaweeds)

    Rispondi
  18. scott.ronson

     /  ottobre 7, 2008

    Non so se May abbia fatto buon viso a cattiva sorte o cosa, ma a me (nel 2005 non c’ero) è parso piuttosto divertito e affascinato dall’effetto karaoke. Rodgers ha palesemente ceffato solo l’attacco dell’ultima strofa di we are the champions. Per il resto, impeccabile.
    Del resto, a metà del secondo tour, ormai sono un gruppo vero.
    Sul trovare un sostituto “simile” a Freddie, la prima domanda che mi viene in mente è “sì, ma CHI?”.
    E proprio per questo mi è piaciuta la scelta di Rodgers: con un timbro diverso le canzoni diventano “altro da sè”. E anche cose che all’inizio mi convincevano poco, tipo “i want to break free”, stanno assumendo un loro senso (mentre altre come “Radio Ga Ga” si rivelano, senza quella voce, deboli deboli deboli.
    Io onestamente spero che riescano ad andare avanti abbastanza da fare un tour “facciamo quel cazzo che ci pare” in cui aprono i concerti con “I go crazy” e fanno “It’s late”…

    Rispondi
  19. seaweeds

     /  ottobre 20, 2008

    Eccomi, come promesso.

    Prima di tutto:
    1. Dove hanno suonato? “Milano” e “Forum” mi fanno pensare che ci sia una sola possibilità, ma se non era il Filaforum, Mirafiori, Fiorinfiorella o come cavolo si chiama, potrebbe essere un motivo per cui May era più contento.
    2. Beh, sempre ragionando da fan ottuso con nessun senso pratico, potrei dire George Michael. 🙂
    Non che ami particolarmente il personaggio, ma le voci che giravano facevano ben sperare. Al tributo fece la sua porca figura, e quando si cominciò a fare il suo nome, era realmente in un limbo dove sembrava sarebbe rimasto per molto tempo.
    E se non avesse già un enorme successo per i fatti suoi, avrei visto bene anche un Robbie Williams.
    Okay, mi fermo prima che ti prenda un colpo. 🙂
    3. Concordo con I Want to Break Free… tra l’altro l’unica in vendita sul loro sito dal concerto di Milano del 2005. E tutto sommato, sì… speriamo che riescano a fare dei concerti NON da cover band.

    Ma veniamo al disco. L’ho riascoltato tutto, brano dopo brano, leggendo le tue note. Per assurdo concordo con tutto, ma non riesco ancora a esserne così entusiasta. In realtà continua ancora a sembrarmi molto freddo, e quella che salvo senza dubbio è We Believe. La cosa che mi sorprende è che prima che cominciassero a firmare i brani “Queen”, le composizioni di May mi parevano enormemente personali. Adesso mi paiono brani dei Darkness.
    Prometto però di riascoltare Cosmos’s Coso altre volte e di tenerti aggiornato. 🙂

    (Questo commento ha preso parecchie ore nella stesura, con la visione di un film in mezzo. Tienine conto.)

    Rispondi
  20. scott.ronson

     /  ottobre 20, 2008

    Allora, con ordine:
    1. Era il *forum di Assago, sì.
    2. Sì, se consideriamo il FM tribute come un provino, il greco peloso è certamente il candidato migliore (e poi magari avremmo avuto concerti Queen + GM in cui avremmo visto May alle prese con Wake me up before you go-go ^__^). Resta il problema che non riesco a immaginarlo cantare we will rock you. O I want it all.
    Robbie Williams forse sarebbe stato un po’ più versatile, ma mettiti nei panni di due tranquille rockstar sul viale della pensione: ti imbarcheresti in un lungo tour con un tizio che si porta dietro una carrettata di problemi personali vari e che è *vagamente* inaffidabile?
    A sorpresa, il mio candidato ideale poteva essere Gary Cherone, degli Extreme: fan del gruppo e piuttosto versatile (alcuni pezzi degli Extreme hanno sfumature molto alla Queen). Solo che a. è americano; b. dopo essere finito in una fallimentare incarnazione dei Van Halen credo non avrebbe mai e poi mai voluto sentir parlare di roba del genere.

    Sull'”involuzione” di Brian, secondo me il problema è che ha sempre meno tempo da dedicare alla musica e quindi alla fine vai di mestiere, attacchi il distorsore e fai cose semplici e d’effetto, pompate da iper-produzione. Che però, almeno alle mie orecchie semplici, funzionano abbastanza ^_^

    Rispondi

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