Dagominchia

Ve lo immaginate che ridere, se su un sito di informazione italiano seguitissimo comparisse uno scoop del tipo: "Esclusivo! La cospirazione giudaica mondiale esiste veramente, un ebreo confessa". Riportando come fonte il mio post di ieri?
Roba da nascondersi per la vergogna, per chi ha preso per realtà un pezzo che cercava, riuscendoci o meno, di fare della satira.
Roba che mai e poi mai ti immagineresti che potrebbe ritorcersi contro l’ignaro blogger, una volta che la notizia viene ripresa pure da altre parti.
Roba che mai e poi mai potrebbe succedere, però.

E invece.
E’ successo.
Sul serio.
E non in Cina.
Qui.

La storia è brutta.

L’ha raccontata bene Antonio Pagliaro:



Il sito La Privata Repubblica dell’amico Leonardo Bianchi ha pubblicato stamattina una finta intercettazione di una conversazione fra Berlusconi e Confalonieri [leggila da un mirror, ndBP]. La finta intercettazione era verosimile ma, a un’analisi attenta, palesemente falsa. Era un eccellente pezzo di satira.

Il sito Dagospia, poco attento, la prende per vera. Ne parla prendendone le distanze e non linkando La Privata Repubblica.

La notizia della falsa intercettazione è quindi ripresa da Adnkronos: “Comincerebbero a circolare online presunte intercettazioni telefoniche (…) A darne notizia è il sito ’Dagospia’, curato da Roberto D’Agostino, che ha scelto di autocensurarsi e non rivelare l’indirizzo del sito. ’Sito -si legge sopra un grande punto interrogativo- mette in rete la telefonata Cav.-Fidel (prima o poi doveva accadere); intercettazione sull’utenza di Confalonieri – 23.04.08 / durata: 8:49 minuti e Dagospia si autocensura’.
Successivamente, a quanto apprende l’ADNKRONOS, l’intercettazione alla quale si riferiva il sito curato da Roberto D’Agostino sarebbe chiaramente falsa. ’Ormai e’ scoppiato quello che tutti potevano immaginare. Ciò che viene fatto oggi per goliardia viene preso per vera. E’ talmente andata avanti questa realtà di pornocrazia, tra sesso e politica, che non si riesce più a distinguere tra il vero e falso’, osserva D’Agostino, che a breve annuncerà la palese infondatezza del testo dell’intercettazione pubblicata su un sito registrato alle Antille, il cui indirizzo on line non è stato rivelato”.

Le “Antille” presso cui sarebbe stato registrato il sito è la società Aruba.it di Arezzo.

Leonardo Bianchi scrive a Dagospia: “Sono il responsabile di La Privata Repubblica. L’intercettazione è chiaramente falsa, vorrei una piccola puntualizzazione prima di trovarmi folle inferocite sotto casa. Grazie“.

Il re del buongusto D’Agostino, autore di Dagospia e del sito porno Dagosex, risponde: “Chiaramente? Mah, mica tanto. Comunque, tale manciata di cattivo gusto la riservi per i suoi amici più intimi“. Non toglietegli gli scoop se no si arrabbia.

Interviene il principe del foro Ghedini: “Si tratta con assoluta evidenza di un falso plateale completamente inventato e surrettiziamente costruito“. Lo riprende il Corriere della Sera. La strategia è intimidatoria: lo quereliamo. Ma se è un “falso plateale” quale il motivo della querela? Perché lui è un ragazzino senza soldi e voi una banda di avvocati miliardari?

L’Adnkronos batte una nuova notizia: “A quanto apprende l’ADNKRONOS, la magistratura romana sarebbe in procinto di oscurare il sito, registrato alle Antille, che ha pubblicato il testo di una falsa telefonata tra Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri”.

Passa qualche minuto e, incredibile ma vero, qualcuno (la Procura di Roma?) oscura il sito La Privata Repubblica che, al momento, non è più visibile. Non sono chiari i motivi, la scritta che appare è “Sito web in manutenzione”.



Oggi, La Privata Repubblica è di nuovo online. Ma l’articolo incriminato e quello precedente (uh?) sono stati sequestrati dalla Polizia postale (salvo mirror, vedi sopra) e domani il loro autore si dovrà presentare al commissariato di Roma.

Mi viene da star male.
Tutta la mia solidarietà, per quello che può valere, al povero Leonardo.
Quel demente di D’Agostino (o la sua redazione per lui) che ha portato a un nuovo eccitante livello la mia convinzione che la comprensione del testo sia un’arte andata perduta, invece, si meriterebbe una lunga serie di roboanti cazzotti. Ma lunga lunga.

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6 commenti

  1. anonimo

     /  luglio 8, 2008

    No, aspe’, aldilà di quello che pensi di D’Agostino (per me resta un simpatico cazzaro), Dagospia c’è cascato con tutte le scarpe, ma non ha mica fatto la spia. Ha solo toppato. Il punto è: è un reato mettere sul sito un pezzo di satira? In questo caso bisogna prendersela con la solerzia poliziesca e col magistrato ossequioso. E non c’entra manco niente Berlusconi o le prove di regime. Questi hanno sempre fatto così.

    Rispondi
  2. scott.ronson

     /  luglio 8, 2008

    Il problema è proprio quello: che c’è cascato con tutte le scarpe e da lì ha dato il framing a tutta la faccenda. Tra l’altro non linkando, e impedendo quindi di risalire alla fonte, ha creato un mostro, perché come insegna HPL, dire che qualcosa è aberrante senza descriverlo fa sì che il lettore immagini qualcosa di davvero terribile.
    Ma il casino nasce da chi non riesce a distinguere un pezzo di satira dalla realtà e poi dice “ah, ma è colpa della società”.
    Nello specifico, questa volta, solerzia poliziesca e magistrato ossequioso sono conseguenze dell’errore di Dagospia.

    Rispondi
  3. anonimo

     /  luglio 9, 2008

    Ancora non riesco a capire come qualcuno possa aver anche sospettato che quel testo fosse vero.
    Hai ragione anche sulla considerazione del “mostro lovecraftiano”, perché, se Dagospia avesse messo subito il link, magari qualcuno un po’ più sveglio si sarebbe accorto dell’immane cazzata sparata dal D’Agostino e il tutto sarebbe scoppiato in una bolla di sapone.
    Se l’informazione in rete non riesce a svolgere un ruolo di “controllo” sull’informazione tradizionale, colmando le mancanze e l’approssimazione con cui, spesso, quest’ultima tratta alcuni argomenti, allora quale sarebbe il “valore aggiunto” di cui va parlando il signor Grillo?
    E’ che in Italia riusciamo a sputtanare qualsiasi cosa, poi vai a spiegare che l’internet non è solo un luogo di ritrovo per simpatici cazzoni.

    Frank

    Rispondi
  4. anonimo

     /  luglio 9, 2008

    la repressione avanza inarrestabile…dalle strade ai blog…
    si salvi chi può!

    Rispondi
  5. Uriele

     /  luglio 9, 2008

    L’informazione su internet non ha volore aggiuntivo infatti. La rete è piena di inesattezze e vaccate prese per vere senza nessun documento reale o dato confutato matematicamente(sulla fiducia per intenderci) e spacciate per vere nella vita reale… ogni cosa e da chiunque deve essere verificata con spirito critico e mezzi tradizionali.
    Trovo però molto divertente il casino provocato da questo falso, i castelli senza fondamenta sono il mio passatempo preferito…

    Rispondi
  6. anonimo

     /  luglio 9, 2008

    “ogni cosa e da chiunque deve essere verificata con spirito critico e mezzi tradizionali”

    Ci mancherebbe. Ma un giorno nutrivo la speranza che Internet (la sua parte “buona”) contribuisse ad elevarlo, questo spirito critico. Cosa che in parte è ancora vera. Ma ogni giorno di più lo vedo appiattirsi sull’approssimazione che ormai regna nel mondo reale.

    Ci sarebbe proprio da dire:
    “Internet. Serious Business.” 😀

    Rispondi

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