Paura, eh? (sì, io tanta)

Ok, tranquilli.
A Roma, al Pigneto, non è stata una spedizione fascista. Semplicemente, l’amichevole mafiosetto di quartiere ha difeso una sua amica, chiamando un po’ di amici per sfasciare eroicamente vetrine ai negozianti diversamente bianchi che sono amici dei ladri.
Perché, chiaro, se so chi ha rubato un portafoglio io non vado dalla polizia. Mi basta che lo stronzo ridia i documenti alla mia amica. Così poi magari domani tocca a qualcun’altro, ma magari non lo conosco. O forse può diventare una buona scusa per prendersela di nuovo con qualcuno.
Tatuaggi del Che, presenza di un nero tra i picchiatori non mi fanno pensare "ah, tutto bene, allora, non c’entrano i fascisti, nulla di grave". Al contrario, mi preoccupano ancora di più, perché vuol dire che c’è una cultura di intolleranza, voglia di ordine&disciplina fai-da-te a qualsiasi costo, di natura para-fascista, che si diffonde sempre di più, legittimata anche a livello istituzionale dalla "lotta al degrado", spesso confusa (dolosamente o no) con il "problema della sicurezza".
Non si distingue già più tra immigrati regolari (i negozianti del Pigneto) e clandestini, colpe individuali scatenano punizioni collettive, il razzismo e la xenofobia sono sulla strada per diventare sentimenti legittimi di cui andare fieri.
Nei commenti al post qui sotto si cita l’apprezzamento del Papa per il clima politico. Cito la vignetta di Vauro stamattina sul manifesto: sarà perché gli ricorda tanto la sua jugend?

ps: sabato al mercato un signore "indiano" (nel senso che poteva essere pure pakistano o del Bangladesh) mi chiede se sono io l’ultimo della fila. In anni che vado al mercato nessuno, italiano o no, si era mai posto scrupoli del genere. Stamattina, in treno, un ragazzo della mia età, indiano pure lui, mi chiede molto cerimoniosamente se il treno ferma a Castelfranco. Quando arriva la sua fermata si alza, mi ringrazia, li stringe la mano e accenna una specie di inchino con la mano sul cuore. Giuro di aver pensato distintamente una cosa sola: "paura, eh?".

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5 commenti

  1. anonimo

     /  maggio 30, 2008

    Per gli Indiani è una questione di cultura. Noi lo vediamo come uno dei paesi più poveri del mondo e pensiamo a criminalità a gogo. Invece è raro sentire di atti di violenza indiscriminata, di strupri o di violenze. La violenza non è nella cultura di quel popolo. Il padre di uno dei miei migliori amici è indiano e lavora là per tre quiarti dell’anno dove hanno un grande negozio di pietre. Sai qual era il loro “sistema di sicurezza”? Un vecchietto con il suo Corano che dormiva dentro e leggeva i suoi testi sacri. Non hanno mai rubato niente perchè sapevano che per rubare avrebbero dovuto uccidere il vecchio…

    Rispondi
  2. anonimo

     /  maggio 30, 2008

    …non pagare le tasse e pretendere soldi dallo Stato…ah, la Chiesa del ventunesimo secolo…

    Mother Superior

    Rispondi
  3. anonimo

     /  maggio 31, 2008

    persino
    Heydrich aveva “il suo ebreo”

    (sic)

    d.

    Rispondi
  4. anonimo

     /  maggio 31, 2008

    E’ quasi divertente questo spettacolino nazionalpopolare che vede gli xenofobi come tipacci nerboruti con la svastica marchiata a fuoco sulla fronte.

    D’altronde se tutti quelli che andavano alle care, vecchie, manifestazioni studentesche al suono di “il mondo è una merda, bella, cioè, facciamoci una canna”
    votassero realmente a sinistra, il problema Silvio probabilmente non esisterebbe.

    Il fatto che ci sia stato un nero assieme a loro non mi sorprende; d’altronde i meridionali degli anni ’50-’60, che al Nord hanno mangiato merda per anni, saliti all’improvviso al penultimo posto in classifica, stanno facendo assaggiare la stessa pietanza ai nuovi arrivati. E in Sudafrica hanno scoperto che si può fare benissimo a meno dell’Apartheid, basta mandare nelle bidonville qualche camionata di disgraziati dallo Zimbawe per farli massacrare fra di loro.

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  5. scott.ronson

     /  giugno 4, 2008

    #1: ^_^

    mothersuperior: beh, quella dei secoli passati le incamerava direttamente, le tasse (e anche oggi…)

    balle virtuali: perché siamo un paese che ha bisogno dei sottotitoli. Se non li vediamo, non capiamo nulla.
    (poi a me quella del nero pare una balla)
    (ma il tizio poi che fine ha fatto? Tra quanto lo eleggono presidente del quartiere?)

    dario: mi torna in mente la vecchia battuta per la quale Bossi avrebbe sangue meridionale. Sul paraurti dell’auto.

    Rispondi

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