E’ la stampa, bellezza.

* La tempesta di merda che ha investito Marco Travaglio dopo avere ricordato in televisione alcune frequentazioni un po’, diciamo, equivoche del nuovo presidente del senato Schifani (nomen omen), frequentazioni già esposte in libri e articoli da altri risponde esattamente alle stesse logiche che hanno portato alle minacce di morte a Roberto Saviano. In entrambi i casi, notizie già di pubblico dominio ma con diffusione limitata sono state divulgate a un pubblico assai più ampio, che mai sarebbe andato a cercarle sui rapporti dell’Antimafia, sugli arretrati dei giornali o su libri che non vendono una milionata buona di copie.
Potrebbe sembrare molto inquietante, in realtà è "solamente" un segno, l’ennesimo, del fatto che la mafia in tutte le sue forme si muove con logiche che sono le stesse di qualunque altr gruppo di potere. Cambiano le manifestazioni superficiali, ma le strutture profonde no.

* La querelle tra Travaglio e D’Avanzo è potenzialmente molto più interessante della lite condominiale nella quale si è trasformata.
A me Travaglio piace. Mi piace il suo senso dell’umorismo, apprezzo il lavoro che fa con l’archivio e la sua scrittura. Ovviamente immagino che di tanto in tanto sbagli. Lo sa anche lui: quando nel 2001 venne intervistato da Luttazzi si presentò raccontando che aveva perso una causa con Previti e gli devolveva, in pratica, metà stipendio. E d’altra parte, può sembrare che Travaglio salti molto, troppo spesso, alle conclusioni e che spacci in "verità" quelle che, secondo D’Avanzo, sono "ipotesi di lavoro".
A mio modesto parere, Travaglio e D’Avanzo hanno due visioni diverse del giornalismo, credo entrambe più che legittime.
Di D’Avanzo ricordo, in coppia con Bonini, alcuni utili articoli sul G8 genovese. Erano inchieste che arrivavano a bocce ferme e cercavano di ricostruire nel modo più fedele possibile un avvenimento. Paradossalmente, sembravano inchieste della magistratura, distribuivano colpe, attribuivano responsabilità e via dicendo. Giornalismo investigativo, si dice.
Travaglio fa un altro lavoro. Non "scopre" notizie. Le diffonde. Se qualcuno avesse la pazienza di spulciarsi atti giudiziari e motivazioni di sentenze, oltre che una buona emeroteca, potrebbe scrivere un libro "alla Travaglio".
Dove secondo me Travaglio sbaglia è quando fa intendere che dai "fatti" (virgolette in omaggio al dubbio cartesiano che non fa mai male) discenda automaticamente una sola conclusione, che nel suo caso è spesso quella più giustizialista.
Le frequentazioni di Schifani non implicano automaticamente che lui sia mafioso. Il "metodo Travaglio" non distrugge automaticamente la reputazione, come sostiene D’Avanzo. Semplicemente, vede il giornalista come qualcuno il cui compito è quello di mettere a disposizione dell’opinione pubblica delle conoscenze he sono state acquisite in un altro ambito (quello giuridico). Spetta poi all’opinione pubblica dare i giudizi, stabilire se quelle informazioni sono state ritenute pertinenti o no.
Tutto questo in paesi normali dove esiste un’opinione pubblica e non un "pubblico a casa", ovviamente.
Dall’altra parte, Travaglio sbaglia quando si incazza per l’esercizio di applicazione del suo metodo che fa D’Avanzo. Sarebbe bastata la lettera di risposta, lasciando perdere il triste codazzo della querela. C’è anche da dire che visto che sulla discussione, che avrebbe avuto la sua ideale sede in riviste come Problemi dell’informazione e non sulle pagine del giornale precedentemente noto come Repubblica, sono calati come avvoltoi figurini come Facci e Feltri, buttando tutto in caciara ed esasperando i toni al punto che la querela è forse l’unico modo per mostrare di non avere nulla da nascondere.

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10 commenti

  1. anonimo

     /  maggio 16, 2008

    poco utile alla discussione ma sentito: nella bulimia di fango che ci piove addosso quotidianamente è bello avere qualcuno che mette ordine, con molto mestiere e molto rispetto per il pensiero: ché si può pure far finta di ignorare, ma alla lunga qualche goccia trapela e comincia ad allagare il pavimento. Quindi, dopo più di un anno di lettura ti dico ciò che penso da tempo: grazie di mettere ordine anche dalle mie parti.

    Paolo

    Rispondi
  2. anonimo

     /  maggio 17, 2008

    Hola!
    (a parte che tu commenti sempre da me, e io non commento mai da te, ed è ora di ricambiare le cortesie….)
    Duunque.
    In tutta questa faccenda travagliesca c’è una piccolissima cosa che mi ha colpito molto.
    Durante la lotta nel fango che ho visto ad Anno Zero, la parodia di essere umano chiamato Castelli, rivolgendosi al nemico pubblico numero uno, ha detto, più o meno:
    “Ma tu, cosa dici ai tuoi figli, che di lavoro parli male degli altri?”
    Questa frase, esemplifica in modo chiaro e nettissimo qual’è il confine tra giornalista bravo e giornalista cattivo nel regno veltrusconico in cui viviamo.
    Se leggi i comunicati stampa e ti preoccupi dei cagnolini, sei buono.
    Se fai il lavoro vero che deve fare un giornalista, informarti, indagare ed esporre i fatti, se uno che “parla male degli altri”.
    Il processo mentale è favoloso.
    Non si mette in discussione l’avere fatto qualcosa di “male”, quello è logico, è giusto che sia così.
    La cosa sbagliata è parlarne.
    Io lo trovo favoloso.

    Diè!

    Rispondi
  3. ubimario

     /  maggio 17, 2008

    Bravo Diego, quella frase di Castelli meritava davvero una riflessione a parte.

    E bravo anche Ale, bel post come al solito, anche se stavolta un paio di puntini sulle i te li metto:

    “Le frequentazioni di Schifani non implicano automaticamente che lui sia mafioso.”
    Come sai, non si tratta di frequentazioni semplici, ma di rapporti d’affari, sanciti dalla compartecipazione in una società.
    Ora, la tua affermazione è corretta, in via generale. Ma, trattando di mafia, non può essere decontestualizzata dall’ambiente. L’ambiente è la Sicilia. Dove le persone fin dall’infanzia cominciano a riconoscere chi è mafioso -pardon, “uomo di rispetto”- e chi non lo è. Dove ogni parola è pesata per il modo e il momento in cui è detta. Dove l’invito a un matrimonio o a un battesimo (e l’eventuale accettazione/rifiuto dell’invito) ha importanza capitale.
    Insomma, un mondo in cui non è possibile frequentare un “uomo di rispetto” (a sua volta figlio di un uomo di rispetto di una certa importanza) senza sapere chi sia e che cosa ciò comporti, a meno di non soffrire di gravi ritardi mentali.
    E -ripeto- non stiamo parlando di semplice frequentazione, ma di una partecipazione in società, seppure di importo simbolico.
    Simbolico, appunto, eh.

    L’altra cosa è che secondo me il “giustizialismo” è solo un neologismo denigratorio coniato da uomini di potere per sancire il loro privilegio di non essere soggetti alle stesse leggi e regole cui notoriamente deve sottostare la plebe.
    Insomma, per me il “giustizialismo” non esiste, e continuerà a non esistere almeno finché nel paese non si sarà raggiunto un livello decente di “giustizia”.

    Rispondi
  4. ubimario

     /  maggio 17, 2008

    Ah, comunicazione di servizio: sto giocando con le schede-personaggio, domani ti mando qualcosa..

    Rispondi
  5. scott.ronson

     /  maggio 17, 2008

    Paolo: grazie a te. Serve anche a me mettere a posto, cercare di capire che cosa sta succedendo esattamente al di sotto delle grida. Giusto per avere una misura precisa di quanto la situazione sia grave. (molto, per quanto mi riguarda)

    Diè: commentare Tosi e Castelli ne dettaglio avrebbe richiesto una quantità di Maalox non indifferente, non ce l’ho proprio fatta. Quella frase mi ha fatto incazzare parecchio, quando l’ho sentita (del resto, Castelli è uno che deve la sua fortuna al fatto di far parte di un partito che parla male degli altri, in modo molto più capillare e metodico di quanto non facciano altri). Alla fine, è sempre un indice della stessa mentalità mafiosoide: non si deve parlare. O meglio: non si deve parlare male di quello che facciamo “noi”. Non si deve disturbare il dialogo: in questo senso persino la carica lancia in resta di Repubblica (di cui D’Avanzo è vicedirettore) verso Travaglio è preoccupante. Perché vuol dire che anche da “diversamente destra” c’è lo stesso fastidio.

    Mario: grazie per i puntini.
    Sul primo avrei dovuto approfondire, il rischio è sempre quello di far passare l’idea (che tanto è già passata) che la mafia sia un’anonima assassini e che per essere mafioso devi ammazzare la gente. Mentre invece, essere amico di un mafioso è, tecnicamente, essere mafioso. Per inciso, a me inquieta terribilmente sapere che è presidente del Senato uno con quel passato.
    Sul giustizialismo, mi sono in effetti espresso male: forse un “definibili come” prima della parola incriminata ci stava. In realtà, Travaglio è, più correttamente un “legalitario”, pretende rispetto delle leggi e dà assoluta fiducia al lavoro di chi deve accertarne l’infrazione.
    Per il resto… hai posta!

    Rispondi
  6. patuflinaa

     /  maggio 18, 2008

    http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/ . Ti consiglio di leggere che dice Travaglio a questo proposito.
    Cominci ad avere anche tu paura delle parole? Ti fa paura chi dice come sono andati i fatti? Leggo nel tuo posto che vacilli…sbaglio?

    Rispondi
  7. scott.ronson

     /  maggio 18, 2008

    Patuflinaa: sì, sbagli. Se ti stai riferendo a un pezzo della risposta data a Mario, mi sembrava chiaro che il “noi” fosse riferito alla marmellata politica.
    Senza una stampa che fornisce ai cittadini le informazioni sulle quali basare le proprie opinioni non ci sono più le basi per quel sistema che chiamiamo “democratico” e che nonostante tutto resta il meno peggio che abbiamo a disposizione al momento (la stessa cosa l’ho detta quando si parlava di finanziamento alla stampa, tra l’altro).

    Rispondi
  8. patuflinaa

     /  maggio 18, 2008

    Io mi riferivo al tuo post.
    Mi sembravi un po’ meno sicuro, come se questo clima di caccia alla streghe verso chi dice la verità dei fatti avesse colto anche te. A volte mi capita, mentre ascolto Travaglio ,o altri, fare denunce forti, di sentire una sensazione di paura. Io apprezzo chi riesce ad essere una voce fuori dal coro. Chi ha il coraggio delle proprie azioni. Tu mi sei sempre sembrato uno con le idee chiare. Ti apprezzo molto.

    Rispondi
  9. Todomodo

     /  maggio 19, 2008

    Ohibò, tecnicamente, sulle differenze tra D’Avanzo e Travaglio, hai ragione, ergo concordo.
    Però non so, io ci leggo dietro altre cose, più da risiko, che non toccano proprio la sostanza, bensì i rapporti di forza.
    Pace tra il basso e veltroni, ergo il quotidiano che “supporta” il pd prende le distanze in modo netto da Travaglio.
    Magari sbaglio, però ci leggo più questo che altro.

    Rispondi
  10. scott.ronson

     /  maggio 20, 2008

    Patuflinaa: grazie per la stima. Però questa “paura” nel mio post non ce la vedo 🙂

    todo: certo che c’è anche (soprattutto?) quello, ed è più o meno quello che esprimo nel primo punto. Il resto cerca di staccarsi dal “qui e ora” per affrontare un argomento un po’ più teorico e generale. Ma che ci sia stata un’infrazione della ‘pax veltrusconiensis” pare chiaro pure a me.

    Rispondi

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